Colli di bottiglia e prezzi dell’energia spingono verso un’inflazione non troppo transitoria

La fiammata di inflazione osservata nell’Eurozona è dovuta a fattori temporanei. Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, lo afferma da tempo e lo ha appena ribadito spiegando che l’economia dell’area euro “si è allontanata dal baratro, ma non è ancora fuori pericolo” e che per questo motivo gli stimoli monetari non devono essere ritirati troppo rapidamente. “Una volta che saranno passati gli effetti indotti dalla pandemia, ci aspettiamo che l’inflazione scenda” ha affermato, mentre anche Jay Powell, presidente della Fed, si è detto “fiducioso” che l’inflazione calerà nel tempo.

Più nel dettaglio Lagarde ha così dichiarato, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera: “L’inflazione nell’area dell’euro è salita al 3,0% ad agosto e prevediamo che aumenterà ulteriormente questo autunno. Tuttavia, continuiamo a considerare questi aumenti in gran parte temporanei” in quanto “coerenti con l’apertura dell’economia, che rimane a una certa distanza dal funzionamento a pieno regime”. Le cause degli aumenti dei prezzi sarebbero da trovare in una serie di fattori tra cui “il forte aumento dei prezzi del petrolio, l’inversione della riduzione dell’Iva in Germania e le pressioni sui costi a causa dalla temporanea carenza di materiali”, fenomeni il cui impatto secondo la presidente della Bce “dovrebbe dissiparsi nel corso del prossimo anno”.

Tuttavia, come scrive anche l’Ansa, “la linea dell’inflazione ‘temporanea’ sostenuta finora dalla Bce è sempre più sotto attacco più dopo la fiammata dei prezzi al 3,4%, ai massimi di 13 anni, nell’area euro” e anche Reuters riferisce in generale che “i banchieri centrali, pur irremovibili” su questa posizione “stanno iniziando ad ammettere” che l’inflazione è sì temporanea, ma potrebbe durare più a lungo di quanto previsto inizialmente.

L’agenzia di stampa ha anche messo in fila cinque fenomeni da tenere sotto controllo per valutare l’andamento dei prezzi. Il primo è l’aumento riscontrato su gas ed energia. “Molti economisti” riferisce Reuters, sono convinti che questi “resteranno alti, a causa del rallentamento della produzione degli Stati Uniti, dell’aumento dei costi dei permessi di emissioni inquinanti e dei limiti all’uso di combustibili meno green”. In particolare in Cina si sono avuti problemi e anche interruzioni di corrente che hanno portato a vari stop della produzione nelle fabbriche e a una inflazione delle merci all’uscita dagli stabilimenti (factory-gate inflation) che ha raggiunto il 9,5% ad agosto.

Gli aumenti di prezzo hanno poi ovviamente interessato i chip (o semiconduttori), con impatti su varie produzioni, da quelle degli autoveicoli (che molte case sono state costrette a tagliare, con effetto a catena di aumento dei prezzi nel mercato dell’usato) a quelle di apparecchi elettronici, dagli smartphone alle lavatrici. Secondo Jack Allen-Reynolds, analista senior di Capital Economics interpellato dall’agenzia di stampa, la situazione di carenza permarrà fino all’anno prossimo.

Prezzi lievitati si sono osservati poi nel settore alimentare, per il quale un indice della Fao ha riscontrato una crescita del 30% in agosto, a causa sia dell’aumento delle commodity agricole sia, secondo Jp Morgan, delle pressioni sulle catene logistiche e sui costi del trasporto.

Le politiche di transizione energetica – che portano all’introduzione di limitazioni per attività di soggetti inquinanti, da fabbriche ad auto – secondo l’analisi di Reuters sono inoltre un altro fattore che sta generando una riduzione dell’offerta di beni e servizi.

Per ultimo, secondo Reuters, un fenomeno da osservare è quello degli aumenti di stipendi e salari. Gli aumenti dei prezzi secondo l’agenzia hanno infatti portato i consumatori ad aspettarsi nuova inflazione e quindi a chiedere aumenti.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA DI SUPPLY CHAIN ITALY

Articoli correlati

Iscriviti alla newsletter di Supply Chain Italy