Benetton annuncia il reshoring (anche) per via degli alti costi e della scarsa qualità dei trasporti via mare

Reshoring: sì o no? Nonostante lo scetticismo di alcuni osservatori sulle reali dimensioni di questo fenomeno, a questa domanda ha intanto dato una risposta positiva uno dei nomi di primo piano dell’industria italiana della moda, ovvero Benetton.

Il gruppo veneto ha dichiarato a Reuters che entro la fine del 2022 sposterà nell’area del Mediterraneo (non però direttamente in Italia) diverse attività produttive finora localizzate in Asia, in risposta alla necessità di avere supply chain efficienti ma anche per contrastare i costi crescenti e i ritardi del trasporto via mare.

Più nel dettaglio circa la metà della produzione che attualmente viene effettuata in Asia verrà rilocalizzata in Serbia, Croazia, Turchia, Tunisia ed Egitto. Si tratta di una “decisione strategica per avere maggior controllo sul processo di produzione e anche sui costi del trasporto” ha commentato l’amministratore delegato del gruppo, Massimo Renon, che ha poi citato direttamente i costi per l’invio di un container dell’Asia “passati da 1.200-1.500 dollari” a “10-15miila, senza certezze sulla data di consegna” tra le ragioni della decisione. Nel 2021 Benetton ha già spostato in altri paesi oltre il 10% della produzione finora svolta in Bangladesh, Vietnam, Cina e India.

La scelta di rilocalizzare la produzione nell’area mediterranea – in particolare, in Tunisia e Turchia verrà potenziata l’attività delle fabbriche già presenti, mentre in Egitto e Serbia il gruppo procederà rivolgendosi a fornitori – comporterà costi aggiuntivi del 20%, ha ammesso Renon, evidenziando però che il beneficio di produrre in Asia è ormai annullato dai tempi più lunghi richiesti per le consegne. Nel dettaglio, secondo il manager, Benetton (che vende i suoi prodotti principalmente in Europa), oggi riscontra lead time che “possono arrivare a 7-8 mesi per via della carenza di navi”, contro la media di 4-5 mesi di poco tempo fa.

A queste considerazioni secondo Renon ne va poi aggiunta un’altra, ovvero che oggi i consumatori sono disposti a pagare di più per avere un prodotto di maggior qualità e che duri più a lungo.

Secondo quanto riportato da Reuters, altri grandi gruppi del fashion stanno valutando iniziative di ‘nearshoring’, ovvero di riavvicinamento della produzione alla sede. Lululemon, Gap e Kohl’s hanno invece spiegato che la loro strategia, perlomeno di breve termine, sarà quella di fare maggior affidamento sul trasporto aereo per evitare di finire le scorte nel corso della stagione invernale. Zara e H&M non hanno risposto alla agenzia rispetto a eventuali piani di questo genere, ma riguardo le loro strategie Reuters ha ricordato come la prima nell’ultimo annual report abbia evidenziato di realizzare circa il 53% dei suoi prodotti in Spagna (dove ha il suo quartier generale), Portogallo, Marocco e Turchia, mentre H&M faccia maggior affidamento sull’Asia, che pesa per il 70% della sua produzione.

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