L’export italiano aspetta trepidante il ritorno nei giochi di Hong Kong

Milano – L’umore è buono, gli hotel sono pieni (benché in gran parte di local o persone in quarantena), il volo passeggeri di Cathay Pacific da Malpensa appena riattivato dopo 18 mesi di stop (in aggiunta a quelli cargo) lascia ben sperare. Ma per il ritorno a tutti gli effetti di Hong Kong al suo ruolo di piattaforma (anche) per l’export italiano in Asia la strada è ancora lunga.

È un sentimento misto di attesa fiduciosa e timore – perlopiù per un possibile crescendo nell’andamento dei contagi in Europa, vista ad esempio la situazione in Germania – quello che è emerso dall’evento “Resilience, Agility, Sustainability. Reshaping the Global Supply Chain” organizzato a Milano dall’Hong Kong Trade Development Council (ente responsabile per la promozione del commercio estero del paese) a latere dell’edizione 2021 di Asian Logistics, Maritime and Aviation Conference (Almac) e ‘condotto’ da Gianluca Mirante, direttore generale della stessa Hktdc per l’Italia.

“Hong Kong è lo shopping centre di tutta l’Asia, prima del Covid accoglieva ogni anno 60 milioni di visitatori i cui consumi si sommavano a quelli della popolazione locale, pari a circa 7 milioni di persone” ha evidenziato Stefano De Paoli, principal consultant di InvestHk, dipartimento del governo della ‘regione ad amministrazione speciale’ cinese che si propone di attrarre investimenti stranieri.

“Le restrizioni introdotte per contrastare la pandemia hanno fatto venir meno il turismo, anche dalla Cina continentale, che alimentava la domanda di beni made in Italy. In particolare ne è rimasto colpito il settore della moda, mentre quello del food ha retto meglio il colpo”. Possibile, secondo il manager, che già verso febbraio o marzo le autorità possano allentare le restrizioni nei confronti dei turisti in arrivo dalla mainland China, cosa che avrebbe inevitabilmente un impatto positivo sui consumi di beni anche italiani.

“Probabilmente, prima di abbandonare il rigore tenuto finora, vorranno aspettare la fine delle Olimpiadi invernali (fissata al 20 febbraio 2022, ndr)” ha concordato Emanuela Maccapani, account manager per l’Italia di Cathay Pacific. Per il via libera ai visitatori di tutti gli altri paesi la speranza è che vi si possa arrivare invece entro giugno.

Mirante, Maccapani, De Paoli

Un limite, quello delle restrizioni imposte nel paese, considerate tra le più severe al mondo, riscontrato anche dalla stessa Hktdc. “Le fiere sono ricominciate in modalità ibrida, ma sono aperte solo ai ‘locali’, gli occidentali non possono accedere” ha evidenziato Mirante. “Si tratta di una forte limitazione in particolare per chi vorrebbe avviare un’attività di export nel paese, anche se ovviamente dopo due anni di pandemia anche chi ha business consolidati sente la necessità di confrontarsi con la ‘nuova realtà'”. Tuttavia l’associazione ha anche recentemente escogitato un escamotage che si è rivelato soddisfacente per gli interessati. “Una azienda italiana del settore dell’occhialeria ci ha inviato i suoi prodotti, che abbiamo esposto in una sala dedicata all’interno di una fiera. I buyer locali hanno avuto modo così di poterli vedere ‘dal vivo’, per poi avviare contrattazioni che sono invece avvenute via Zoom”. Una esperienza che secondo lo stesso Mirante non è replicabile per tutti i prodotti, ma che ad esempio nell’ambito food potrebbe essere sperimentata per i conservati, sempre in attesa di poter ricominciare con gli eventi in presenza anche per i visitatori internazionali.

Il direttore di Hktdc ha poi ricordato come l’export italiano nel paese – una ‘scoperta’ relativamente recente, che ha preso piede nei primi anni 2000 dopo un periodo in cui l’attenzione era stata puntata solo sulle importazioni – abbia vissuto una crescita a ritmi elevati fino al pre-pandemia, testimoniata anche dalla massiccia presenza degli esportatori (o aspiranti tali) tricolore alle fiere, arrivati a toccare la cifra di 600 l’anno nel decennio 2010-2020.

Scambi intensi frenati per il momento dall’emergenza sanitaria e, come illustrato da Alessandro Gatti, manager per l’area Centro-Sud Ovest di Dhl Global Forwarding Italy, messi in difficoltà dalla situazione delle supply chain globali. Gatti ha enumerati i diversi fattori che concorrono a rendere complicata la gestione di approvvigionamenti e distribuzione, dalla carenza di equipment al livello record dei noli marittimi, ai problemi specifici degli scali aeroportuali cinesi che spesso sono stati ‘vittime’ di stop alle attività cargo, che portano a una gestione delle operazioni che deve avvenire giorno per giorno. “Ci aspettiamo che la situazione resti invariata almeno per tutta la prima metà del 2022” è la sua non troppo ottimistica previsione.

Francesca Marchesi

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