Assotir: “Limitare la subvezione vale 4-5 miliardi e lo pretende Bruxelles”

“Lo scenario per l’autotrasporto nazionale può mutare in modo sostanziale”.

Claudio Donati, segretario generale di Assotir, associazione datoriale aderente a Conftrasporto, è convinto che la categoria, da anni in sofferenza, sia di fronte a una svolta potenzialmente risolutiva di una delle spine più sentite: “Il Pacchetto Mobilità della Commissione Europea è divenuto Regolamento (1055/2020) nel luglio dello scorso anno, prevedendo un’applicazione a scaglioni delle varie misure. Quella relativa alla subvezione entrerà in vigore da febbraio e, se fedelmente declinata e interpretata, ha un potenziale dirompente”.

Il riferimento è alla lettera g) del primo comma dell’articolo 5, che disciplina il “requisito di stabilimento”, le condizioni cioè perché un’impresa di autotrasporto comunitaria possa essere considerata tale. La norma prevede che un’impresa debba avere un numero di mezzi e di dipendenti “proporzionato al volume delle operazioni di trasporto da essa effettuate”.

“È un approccio condivisibile” spiega Donati introducendo una proposta normativa che Assotir vuole sottoporre al legislatore in vista dell’imminente entrata in vigore del regolamento Ue in materia: “Non si criminalizza la subvezione, ma si chiarisce che è altra cosa dall’autotrasporto. Chi esercita quest’ultimo, infatti, deve avere mezzi adeguati e ricorrere solo in via residuale alla subvezione. In Italia, invece, abbiamo imprese iscritte all’Albo dell’autotrasporto che con 1-2 camion fatturano decine di milioni di euro”.

Assotir sarà forte dell’appoggio di Uetr (European Road Haulers Association), lobby di categoria di stanza a Bruxelles, che col segretario generale Marco Digioia ha spiegato come fonte d’ispirazione della proposta sia stata “la legislazione francese, che già dal 2017 ha introdotto norme per la dissuasione e la limitazione della subvezione, possibile solo per una quota minima (15%) del volume d’affari d’un impresa d’autotrasporto, tenuta a stringenti obblighi comunicativi al riguardo”.

La definizione della proposta, che sarà inviata oggi stesso al Ministero, è stata affidata da Assotir allo Studio Legale Zunarelli. “Abbiamo scelto di non procedere con un articolato in senso stretto – ha commentato l’associato Massimo Capailla – bensì con un documento più generale che sviluppasse in senso ampio i principi dettati dalla Commissione su tre ambiti di intervento. Il primo è l’individuazione di una soglia possibile di subvezione, che noi pensiamo possa fissarsi al 20% del fatturato. Il secondo è l’indicazione di un soggetto preposto al controllo e delle modalità per effettuarlo. Secondo noi dovrebbe essere l’Albo, che dovrebbe chiedere a inizio anno ad ogni impresa iscritta un’autocertificazione sul rispetto della suddetta soglia e poi procedere con verifiche a campione, non troppo complesse dal momento che si basano su semplici dati contabili”.

Il terzo cardine riguarda il sistema sanzionatorio: “Detto che falsificare un’autocertifcazione ha rilievi penali, in caso di una prima violazione l’Albo dovrebbe comminare un’ammenda e attenzionare l’impresa, pretendendo l’anno successivo l’invio della documentazione attestante la regolarità e, in mancanza, provvedendo all’espulsione dall’Albo stesso”.

Secondo il legale l’aspetto sanzionatorio è decisivo, anche per porre la proposta normativa quale integrazione della normativa esistente a limitazione della subvezione: “Il D.lgs 286/2005, in particolare all’articolo 6-ter, ha introdotto interessanti principi sulla materia: si stabilisce ad esempio che la subvezione è possibile solo con l’assenso del committente primario e si vieta la sub-subvezione, sancendo l’eventuale nullità insanabile del contratto. Il problema è che quest’unica conseguenza ha effetti solo privatistici, il che non ha grande valenza deterrente”.

Alla conferenza stampa organizzata da Assotir la partecipazione è stata qualificata, presenti il presidente dell’Albo Enrico Finocchi e diversi esponenti di altre associazioni: “I primi riscontri ci hanno mostrato come nel mondo dell’artigianato ci sia sostanziale favore alla nostra proposta. Sappiamo però che molte imprese, anche di peso, si opporranno e magari anche qualche associazione di rappresentanza. Di certo confidiamo nella promessa della viceministra Teresa Bellanova di aprire a breve un tavolo sul 1055. Quella è la sede migliore, ma bisogna procedere: la deadline è a febbraio, il Governo non può sottrarsi”.

In appoggio a Donati è intervento Amedeo Genedani, numero uno di Confartigianato Trasporti e di Unatras, sigla che raggruppa diverse associazioni di categoria: “A brevissimo Bellanova dovrebbe convocarci per il tavolo sulle regole: porteremo anche questa istanza”. Del resto la posta in gioco è alta. Secondo Donati “ci sono 4-5 miliardi di euro l’anno oggi gestiti attraverso forme patologiche di subvezione che con l’applicazione della nostra proposta potrebbero ‘tornare’ alle imprese di autotrasporto”. La categoria “potrebbe rifiorire” ha chiuso Anna Vita Manigrasso, presidente di Assotir.   

Andrea Moizo

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