I piccoli spedizionieri temono l’effetto contagio di Maersk su altri liner

Tra i ‘piccoli’ spedizionieri stanno crescendo i timori che la scelta di Maersk di spingere gli operatori dai volumi ridotti verso le prenotazioni on line (e i più costosi noli spot) possa essere imitata da altri liner.

Secondo Loadstar – che da tempo sta seguendo le mosse del gruppo danese su questo fronte – sarebbero diverse le società di piccole dimensioni che lamentano di essere state ‘lasciate fuori’ dalle prenotazioni di altre compagnie, benché in nessun caso sia stato loro detto che questo fosse il frutto di una strategia deliberata. La sensazione, hanno raccontato alla testata britannica, è però che le shipping line stiano scegliendo di privilegiare i caricatori (beneficial cargo owner) più grandi e le più importanti case di spedizioni, ovvero Dhl, Db Schenker, Dsv e Kuehne Nagel offrendo loro contratti di lungo termine e rate di nolo più contenute. Tanto che in un caso uno spedizioniere più grande ha raccontato di aver venduto a un collega di una società più piccola spazio in stiva a un prezzo minore rispetto a quello a cui lo aveva quotato a quest’ultima la stessa compagnia marittima. Una situazione che secondo un altro operatore potrebbe verificarsi nei casi in cui il grande spedizioniere in questione non volesse correre il rischio di ricevere penalizzazioni per non avere portato a bordo i volumi pattuiti.

Non è chiaro quali siano le compagnie oggetto di queste speculazioni – l’articolo parla genericamente di operatori europei-, ma due clienti avrebbero citato Cma Cgm (che non ha commentato la notizia) come ‘emula’ di Maersk, mentre un altro operatore ha aggiunto di non riuscire più a lavorare né con la compagnia danese né con la sua collega francese, né con Hapag Lloyd e di avere come alternativa solo Msc “che però ha i noli più elevati”. Rispetto alle tratte, le difficoltà maggiori (e il divario di trattamento più ampio tra grandi e piccoli operatori) sarebbero su quella che va dall’Europa verso il Sud America.

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