Software non all’altezza e criticità nei tracciamenti: i problemi della logistica ospedaliera in Italia

La logistica ospedaliera in Italia presenta ancora significativi margini di miglioramento. Lo ha evidenziato un webinar dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, in cui sono state messe in luce anche le principali caratteristiche di questo segmento di attività: grande ampiezza di gamma (oltre 30milareferenze), sua eterogeneità (per voluminosità e modalità di handling), alta densità di valore (non solo economico ma in relazione alla funzione dei prodotti-farmaci nella vita dei pazienti), variabilità dei flussi. E anche però alcune delle maggiori criticità: difficoltà nella raccolta delle informazioni e nel tracciamento dei farmaci, software ‘imprecisi’, cioè che non tracciano le giacenze (per i quali a volte ‘ordinato’ equivale a ‘consumato’), problemi nelle modalità di rendicontazione.
Tra i progetti segnalati in controtendenza, i ricercatori Maria Pavesi e Alberto Curnis ne hanno citato uno del Policlinico Gemelli di Roma che ha previsto l’impiego di tecnologia Rfid su dispositivi medici monouso e impiantabili, cosa che consente la tracciabilità dei kit usati in sala operatoria ma anche l’ottimizzazione dell’inventario e una rendicontazione puntuale dei costi. “La vera rivoluzione sarà quella informativa, della gestione dei dati” pari per importanza a quella della automazione fisica secondo Pavesi.
Durante il webinar sono anche stati presentati, con un livello maggiore di dettaglio, i risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio dedicato più in generale al settore della logistica healthcare (in sintesi già riportati in questo articolo).

Complessivamente, ha evidenziato lo studio, sono state pari a 6.314.247 le spedizioni di questo tipo gestite in Italia nel 2021, un dato in linea (-0,3%) con quello dell’anno precedente, mentre nel confronto risultano in calo i colli gestiti (-6%, 43,379 milioni) e il peso (-2,2%, 359mila kg circa).

La disamina di oggi ha evidenziato tra le altre cose una ulteriore evoluzione del fenomeno della stagionalità nel corso dell’ultimo anno, dopo il suo forte acuirsi del 2020. In particolare nel 2021 sono risultati in aumento i picchi dei mesi estivi (in particolare luglio e settembre), mentre hanno perso forza intensità i flussi di marzo e ottobre.
Lombardia (71%) e Lazio (15%), come già visto, restano il punto di origine del due terzi del flussi (anche per via della ‘bipolarità’ dell’organizzazione logistica di molte aziende del settore, che prediligono la prima regione come sede del loro hub nel Nord e la seconda come base per i servizi nel Centro Sud). Per assorbimento la classifica regionale vede in cima pure Lombardia e Lazio (con un leggero calo rispetto alle rilevazioni precedenti), seguite nell’ordine da Campania, Toscana, Veneto, Sicilia, Emilia Romagna, Puglia e Piemonte. L’analisi rileva in particolare un incremento di Toscana e Piemonte, mentre risultano molto staccate le restanti regioni. Dal punto di vista delle temperature gestite, si notano solo lievi variazioni rispetto al 2020, con una crescita della fascia sottozero (dal 2 al 3%), di quella 2-8 (dal 14 al 15%) e un calo (dal 79 al 78%) di quella con limite massimo ai 25°, mentre è perfettamente stabile (4%) la quota di prodotti che non hanno particolari esigenze.

Tra i trend ora evidenziati dai ricercatori c’è infine l’aumento della consapevolezza del legame tra logistica 4.0 e sostenibilità, ad esempio con l’utilizzo di sistemi di fleet management da parte degli operatori per ottimizzare i costi e l’impatto ambientale dei trasporti.

F.M.

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