Fiducia ai minimi termini tra gli operatori della logistica auto

Al compimento del terzo anno successivo di crisi, il settore della logistica dei veicoli finiti si ritrova ad affrontare problemi come la carenza di microchip e guerra in Ucraina che stanno facendo crollare la fiducia degli addetti ai lavori.

L’ultima indagine trimestrale Cost & Confidence di Ecg, associazione che riunisce gli operatori a livello europeo, evidenzia che solo il 30% di loro sta pianificando investimenti in bisarche e autisti nei prossimi sei mesi. Questa tendenza al ribasso, guidata dalla mancanza di fiducia nei volumi futuri, riguarda anche gli investimenti degli operatori dei piazzali, di officine tecniche e il personale.

Quelli che operano nell’autotrasporto in particolare stanno inoltre subendo le conseguenze del conflitto in Ucraina, che ha portato molti autisti del paese a tornare in patria per arruolarsi. Questo farà sì che, anche considerata la fuga dal settore che già si era osservata nei mesi scorsi, per molte società un camion ordinato ora non troverà disponibilità di conducenti per guidarlo al momento della consegna, che pure potrà avvenire da qui a un anno, ha spiegato il presidente dell’associazione Wolfgang Göbel. Parallelamente, anche le compagnie marittime stanno affrontando problemi simili, con tempi di consegna per nuove navi anche di 5 anni.

I costi produttivi (che nel settore sono rappresentati in particolare dalle paghe per gli autisti e da quelli per la sostituzione, l’acquisto o la manutenzione di mezzi) sono al massimo storico e anche questo elemento fa sì che ad oggi meno del 20% degli intervistati si sia detto ottimista rispetto alle prospettive di business future, un risultato che ‘spezza’ un clima di fiducia che il settore aveva mantenuto nel passato decennio.

“L’ottimismo non è certamente incoraggiato da contratti che non sono in grado di adattarsi a un contesto in così rapida evoluzione” ha aggiunto il direttore esecutivo di Ecg Mike Sturgeon, tornando su un tema già sollevato diverse volte dallo scoppio della pandemia. La richiesta dell’associazione è quindi che da parte delle imprese committenti ci sia un impegno contrattuale sui volumi minimi e l’adeguamento che riguardi i costi variabili più significativi.

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