Costerà fino a 14,5 Mld $ la decarbonizzazione del trasporto marittimo ai caricatori europei

Gli obblighi che entreranno in vigore nei prossimi anni a livello globale o su base regionale con l’obiettivo di decarbonizzare il trasporto marittimo avranno un impatto pesante sui caricatori (o cargo owner).

Nelle scorse settimane un allarme era stato lanciato da Msc che, riferendosi in particolare all’introduzione di un sistema Ets di scambio delle emissioni a livello europeo, aveva stimato un incremento da un minimo di 69 euro a un massimo di 208 euro per l’invio di container sulla rotta fra Estremo Oriente e Mediterraneo.
La società di analisi Drewry è intervenuta nel dibattito elaborando, sulla base di consultazioni avute con compagnie marittime e caricatori, quello che descrive come uno strumennto indipendente per la stima di questi impatti, nel quale ha ipotizzato tre scenari differenti di sistemi di carbon tax europeo e il ricorso a tre diversi carburanti alternativi (Gnl, metanolo verde, ammoniaca verde).

Sulla base di questo ‘Carbon Tax and New Fuel Forecasts tool’, per quel che riguarda in particolare il 2024 gli analisti sono arrivati a stimare che l’intera industria europea arriverà a spendere per la decarbonizzazione del trasporto via mare di container tra un minimo di 3,5 miliardi e un massimo di 14,5 miliardi di dollari. Nel calcolo Drewry ha assunto che le compagnie utilizzeranno Gnl, considerata la scarsa disponibilità di infrastrutture per l’impiego degli altri due carburanti.
Da rilevare che comunque, come ben evidenzia il grafico, nel 2022 l’industria comunitaria già sostiene costi pari a 10,8 miliardi di dollari per l’acquisto di carburante di tipo Vlsfo (very low sulphur fuel oil), nella misura cioè di 187 dollari per Teu. Nel caso di introduzione di una carbon tax europea, pur con l’impiego di Vlsfo, le aziende Ue si troverebbero a dover sostenere costi aggiuntivi di 3,5 miliardi di dollari (ovvero ulteriori 50 dollari in più a Teu).

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