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Logistica

Sequestrati 12 milioni di euro a un imprenditore dell’autotrasporto del Piacentino

Ipotizzati a suo carico i reati di sfruttamento del lavoro e immigrazione clandestina. Per Fiap “sempre più indispensabile domandarsi anche chi trae vantaggio dal proliferare di queste situazioni”

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
14 Dicembre 2023
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Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento del lavoro sono i reati ipotizzati a carico di un imprenditore dell’autotrasporto attivo nel Piacentino. Secondo la ricostruzione del Corriere di Bologna, la persona in questione sarebbe Vincenzo Longhitano, originario di Catania,  resosi irreperibile dal novembre 2022 essendosi sottratto a una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Ieri le attività dell’uomo sono state oggetto di un sequestro (per un controvalore di 12 milioni di euro) condotto dalla Divisione Anticrimine della Questura di Piacenza, che ha fermato 14 società (di cui una in Svezia e una in Bulgaria), 32 immobili, tra fabbricati e terreni, 110 automezzi, tra motrici e rimorchi, nonché numerosi rapporti finanziari. In Italia l’operazione ha interessato non solo la provincia di Piacenza ma anche quelle di Milano, Pavia, Cremona, Catania, Messina e Trapani.
A dare conto della vicenda è una nota della stessa Questura, che riferisce come l’imprenditore sia in passato già stato condannato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, e ritenuto socialmente pericoloso.

Al centro dell’indagine degli inquirenti c’è in questo caso quello loro stessi hanno descritto come un “sistema criminale” volto a favorire l’ingresso illegale in Italia di cittadini brasiliani, moldavi e turchi, i quali ricevevano la relativa dichiarazione di invito dalle aziende a fronte di un pagamento di 500 euro. Gli stessi venivano poi dotati di documenti falsi e assunti come autotrasportatori nelle aziende dell’imprenditore, con un costo totale della pratica che si aggirava tra i 2mila e i 2.500 euro.
Le condizioni di lavoro a cui erano sottoposti sono state descritte dalla Questura come “assolutamente degradanti”, poiché l’imprenditore aveva adottato “politiche di lavoro inumane, facendo leva sul loro stato di bisogno”, con “turni di lavoro massacranti”, che impedivano ai dipendenti di “fruire di riposi giornalieri o settimanali”, sulla base dei quali gli stessi addetti erano costretti “a guidare giorno e notte senza adeguato riposo e spesso in condizioni igienico-sanitarie precarie”.
Oltre agli introiti derivanti dallo sfruttamento del lavoro e del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’imprenditore avrebbe inoltre tratto profitto offrendo alloggi in pessime condizioni igienico-sanitarie ai suoi dipendenti addetti, ai quali era “garantito il riposo notturno solo all’interno di baracche o container, o addirittura all’interno dell’abitacolo degli stessi mezzi pesanti, parcheggiati presso la ditta di autotrasporto dell’imprenditore, dietro pagamento di una somma di denaro pari a 100 al mese.”

Le indagini, continua ancora la nota, hanno inoltre permesso di documentare l’utilizzo di proventi illeciti “per finanziare, avviare ed acquisire le attività imprenditoriali a lui riconducibili”, non solo nel trasporto su gomma e nella logistica ma anche nei servizi alle imprese, nella ristorazione, negli spettacoli “a luci rosse”, nell’allevamento di cavalli e nel settore immobiliare. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, negli anni dal 2008 al 2015 l’imprenditore, tramite le sue società, ha partecipato a “un articolato sistema di frode” che prevedeva l’emissione e l’utilizzo di fatture inesistenti per circa “200 milioni di euro, attraverso persone compiacenti con cui riusciva a creare crediti Iva fittizi.

Sulla vicenda si segnala una nota di Fiap, che oltre ad apprezzare i controlli da parte delle autorità che hanno portato alla luce il caso del sistema piacentino, ha auspicato una “intensificazione delle azioni in termini di corresponsabilità di filiera” con l’obiettivo di puntare l’attenzione anche sui committenti che traggono “vantaggio dal proliferare di queste situazioni, continuando ad acquistare servizi di trasporto e logistica al miglior prezzo disinteressandosi, però, su come il fornitore dei servizi riesca a sostenere la propria attività applicando quei costi”.

Da tempo – ha evidenziato il segretario generale dell’associazione Alessandro Peron – “continuiamo a sostenere la necessità di un rafforzamento della cosiddetta corresponsabilità di filiera, a quasi vent’anni dalla norma che ha introdotto tale concetto nel sistema normativo, ossia il Decreto Legislativo 286/2005” il quale oggi però nell’ambito dei controlli “appare largamente inapplicato”. Il quadro che emerge da vicende come questa, ha concluso il vertice di Fiap, è “davvero desolante”, tanto che “rende inevitabile pensare il coinvolgimento del mondo industriale e della grande distribuzione italiano. Occorre agire in tale direzione per il bene del Sistema Paese”.

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