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Economia

In aumento l’export dei distretti del Mezzogiorno (+1,7%) grazie all’agroalimentare (+4,7%)

Più in chiaroscuro, nei primi nove mesi dell’anno, le performance di quelli legati alla manifattura tradizionale

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
11 Febbraio 2025
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Nei primi nove mesi del 2024 le esportazioni dei distretti del Mezzogiorno hanno raggiunto 7,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,7% sullo stesso periodo del 2023 e superando la media nazionale (+0,6%). Il risultato è sostenuto da un rimbalzo più marcato nel secondo e terzo trimestre (rispettivamente +3,6% e +4%), secondo quanto emerge dall’analisi periodica del Research Department di Intesa Sanpaolo.

“L’analisi dell’export dei distretti del Mezzogiorno rivela un quadro differenziato, in cui la forza del settore agroalimentare e l’espansione verso nuovi mercati riescono a compensare, almeno in parte, le difficoltà strutturali di alcuni comparti tradizionali” ha commentato Alessandra Modenese, Direttrice Regionale Basilicata, Puglia e Molise di Intesa Sanpaolo.

A livello settoriale, l’agroalimentare continua a rappresentare il principale motore dell’export, registrando un incremento complessivo del 4,7%. Le eccellenze del territorio hanno brillato: l’olio e pasta del Barese ha segnato un notevole +29,5%, i vini del Montepulciano d’Abruzzo hanno guadagnato un20,7%, e l’ortofrutta di Catania si è distinta con un +15,4%. Anche il distretto del caffè e confetterie del Napoletano ha evidenziato un progresso significativo (+9,7%), beneficiando della crescente domanda del mercato greco.
I primi due distretti agroalimentari in termini di export a valori correnti chiudono in territorio leggermente positivo: le conserve di Nocera con un incremento del 2%, mentre l’alimentare napoletano del 2,3%. Criticità si sono viste invece per la mozzarella di bufala campana, in lieve calo (-1%), e per il distretto dell’alimentare di Avellino e dell’agricoltura della Sicilia sud-orientale, che hanno registrato contrazioni più marcate (rispettivamente pari a -5,2 e -4,5%).

Restano però marcate le difficoltà ei settori manifatturieri tradizionali, come il sistema moda (-2,9%) e il sistema casa (-10,8%). L’abbigliamento napoletano chiude con un calo del 5,4%, mentre i distretti calzaturieri del nord barese e del napoletano hanno registrato flessioni rispettivamente del 4,2% e del 6,5%.
Nonostante ciò, alcuni distretti hanno mostrato segnali di vitalità. L’abbigliamento sud abruzzese (+39,4%) e la calzetteria del Salento (+16,1%) si sono infatti distinti positivamente, mentre entrambi i distretti del sistema casa hanno subito contraccolpi significativi. Il mobilio abruzzese in particolare ha segnato una contrazione del 6,1%, mentre il mobile imbottito della Murgia ha riportato la flessione più marcata (-12,1%), entrambi penalizzati dalla debolezza della domanda internazionale di beni durevoli.

Dal punto di vista geografico, l’espansione verso i mercati lontani ha svolto un ruolo chiave nel sostenere la crescita complessiva delle esportazioni (+6,4% verso i mercati maturi lontani e +7,3% verso i mercati emergenti lontani). I principali contributi positivi sono arrivati da Stati Uniti (+6,9%), Cina (+10,8%) e Arabia Saudita (+30%). Parallelamente, i mercati maturi vicini hanno mostrato una stagnazione (+0,7%), sebbene alcuni Paesi come la Francia (+7,6%) abbiano registrato progressi rilevanti.

Sul fronte dei poli tecnologici, l’export ha evidenziato un quadro caratterizzato da luci e ombre. Se complessivamente si è registrata una crescita del 16,8%, questa è stata trainata esclusivamente dal polo farmaceutico di Napoli (+33,9%). Permangono infatti segnali negativi da parte degli altri poli, in particolare con contrazioni da quello dell’ICT di Catania (-34,1%) e dell’Aquila (-9,6%) e dei due poli aerospaziali della Campania e della Puglia (-8,5% e -8,1%).

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