A Taranto trasportatori fermi contro il collo di bottiglia dei carichi
Protesta a oltranza indetta dall’Usb: le attese per il riempimento delle cisterne superano le 5 ore. Fallito il tentativo di mediazione, ma per ora i distributori restano riforniti
Prosegue l’agitazione degli autotrasportatori dei carburanti presso il sito Eni di Taranto, iniziata ufficialmente giovedì scorso. La protesta, guidata dall’Unione Sindacale di Base, ha paralizzato le attività di prelievo e distribuzione dei prodotti petroliferi, mettendo in luce inefficienze operative che la categoria denuncia da mesi.
La questione non è collegata agli aspetti salariali: alla base del blocco c’è l’impossibilità di gestire i flussi di lavoro attuali; gli autisti delle autocisterne segnalano tempi morti che hanno raggiunto livelli critici. Per completare le procedure di carico, i mezzi restano bloccati nei piazzali in media tra le quattro e le cinque ore, con punte persino superiori.
Secondo l’Usb, questa dilatazione temporale non è più un’eccezione ma la norma, tanto da essersi verificata anche sabato 20 dicembre, giornata solitamente a regime ridotto. Questo ‘collo di bottiglia’ strutturale erode la redditività dei viaggi e costringe gli operatori a turni estenuanti all’interno dell’impianto, rendendo di fatto impossibile una pianificazione razionale dei trasporti.
La mobilitazione è arrivata dopo un percorso che aveva visto il sindacato sollevare la questione già il 4 novembre 2025, con la richiesta di un tavolo tecnico alla dirigenza Eni, senza ottenere risposte ufficiali. Nonostante un incontro informale tenutosi venerdì scorso, in cui l’azienda ha mostrato aperture verbali al dialogo , l’assenza di un piano scritto e di scadenze precise per snellire le procedure ha convinto l’Usb a mantenere il blocco fino a che non saranno presi “impegni verificabili”.
Riguardo alla tenuta della rete di distribuzione locale, le fonti di settore confermano che, al momento, non si registrano disagi per gli automobilisti né carenze di carburante presso i distributori, diversamente da quanto accadde con lo sciopero del settembre 2022, che creò disagio in molte aree della provincia. La filiera sta reggendo grazie alle scorte, ma è chiaro che il prolungarsi del fermo a oltranza potrebbe presto mettere sotto stress l’approvvigionamento dell’area, trasformando una vertenza tecnica in un problema di servizio pubblico.
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