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Economia

Riapre alla navigazione lo Stretto di Hormuz, tregua di 2 settimane fra Iran e Usa

“Sarà possibile il transito sicuro delle navi in coordinamento con le forze armate e tenendo in considerazione limitazioni tecniche”

di redazione SUPPLY CHAIN ITALY
8 Aprile 2026
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Stati Uniti e Iran dicono sì a una tregua di due settimane, guerra congelata e lo Stretto di Hormuz viene riaperto. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, annuncia per primo il sì alla proposta formulata dal premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, mediatore determinante tra Washington e Teheran. A stretto giro, anche l’Iran ufficializza l’ok al cessate il fuoco. La tregua coinvolge anche Israele che però, secondo una dichiarazione dell’ufficio del premier Benjamin Netanyahu, non sembra intenzionato a fermare le operazioni in Libano. I negoziati tra Usa e Iran per chiudere definitivamente la guerra, auspica Sharif, dovrebbero iniziare venerdì 10 aprile a Islamabad.

La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata da Trump e dal prospettato ‘attacco totale’ alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Il countdown si ferma prima delle 2 del mattino italiane dell’8 aprile, il limite fissato dal numero 1 della Casa Bianca. La fumata bianca, seppur provvisoria, evita almeno per ora un’ulteriore escalation che sembrava quasi inevitabile. Lo Stretto di Hormuz, determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio, per il gas e per altri traffici marittimi verrà riaperto e la navigazione riprenderà.

“Sulla base delle conversazioni avute con il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif e con il generale Asim Munir, nelle quali mi è stato chiesto di sospendere l’invio di forze distruttive in Iran previsto per questa sera e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane” ha fatto sapere Trump specificando che “si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale”.

“Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l’Iran e la pace in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare. È stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l’Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l’intesa” ha aggiunto.

“Se gli attacchi nei confronti dell’Iran cessano, le nostre potenti forze armate fermeranno le operazioni difensive” ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi. “Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell’Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche” ha aggiunto parlando a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica.

Secondo quanto annunciato dal premier del Pakistan la tregua vale anche per il Libano. “Con la massima umiltà, sono lieto di annunciare che la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, insieme ai loro alleati, hanno concordato un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano, con effetto immediato” ha affermato il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif.

Di diverso avviso, però, il premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Israele sostiene la decisione del presidente Trump di sospendere i raid contro l’Iran per due settimane a patto che l’Iran apra immediatamente lo Stretto e fermi tutti gli attacchi contro Usa, Israele e Paesi nella regione” si legge in una dichiarazione diffusa su X. La dichiarazione puntualizza che “il cessate il fuoco di due settimane non include il Libano” a differenza di quanto annunciato da Sharig.

“Israele sostiene – si legge ancora nella dichiarazione diffusa dall’ufficio di Netanyahu – il lavoro degli Stati Uniti per garantire che l’Iran non rappresenti più una minaccia nucleare, missilistica e terrroristica per l’America, per Israele, i vicini arabi dell’Iran e il mondo”. Gli Stati Uniti, conclude il testo, “hanno detto a Israele di essere impegnati a raggiungere nei prossimi negoziati questi obiettivi, condivisi da Usa, Israele, alleati di Israele nella regione”.

Il gruppo armatoriale danese Maersk è stato fra i primi a commentare questa tregua dicendo che la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe generare opportunità per le navi ma non garantisce ancora sufficiente sicurezza per la ripresa delle normali operazioni. “Al momento, adottiamo un approccio prudente e non apporteremo modifiche a servizi specifici” ha dichiarato il gruppo.

Maersk, così come molti altri vettori marittimi attivi nel settore container, il mese scorso ha sospeso le prenotazioni per le spedizioni di carichi verso molti porti della regione del Golfo Persico e ha introdotto bunker surcharge in tutto il mondo per compensare l’aumento dei costi del carburante. “Il cessate il fuoco potrebbe creare opportunità di transito, ma non garantisce ancora la piena certezza della navigazione e dobbiamo comprendere tutte le potenziali condizioni ad esso connesse” ha affermato Maersk. “Qualsiasi decisione di attraversare lo Stretto di Hormuz sarà basata su continue valutazioni del rischio, un attento monitoraggio della situazione della sicurezza e sulle indicazioni fornite dalle autorità e dai partner competenti” conclude la shipping line danese.

Nelle ultime settimane l’azienda ha utilizzato un sistema di “ponti terrestri” attraverso i porti di Jeddah in Arabia Saudita, Salalah e Sohar in Oman e Khor Fakkan negli Emirati Arabi Uniti, per convogliare le merci prima di trasportarle via terra verso le destinazioni in tutta la regione del Golfo Persico.

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