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La competitività logistica si giocherà nella buona ‘movimentazione’ dei dati prima che delle merci

Analisi di medaglia (PTS) sulla crescente importanza per porti e interporti di una gestione intelligente delle informazioni, tra digitalizzazione, sicurezza e interoperabilità

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
15 Aprile 2026
Stampa
Terminal intermodale al tramonto con dati

Contributo a cura di Carlo Maria Medaglia*

*Partner Strategy &Technology PTS

 

In questo periodo in cui i conflitti internazionali hanno messo sotto la lente la funzionalità e strategicità di Porti, interporti e infrastrutture di mobilità, vale la pena fare una riflessione su come sia cambiata la loro funzionalità e gestione. Posso subito anticipare che la valutazione principale riguarda la competitività che si stia spostando dalla movimentazione alla regia dei dati.

Per molti anni la competitività delle infrastrutture di mobilità è stata valutata soprattutto sulla base di indicatori fisici, come la capacità di movimentazione, i tempi di carico e scarico e l’efficienza operativa. Si tratta di parametri che restano essenziali, ma che oggi non sono più sufficienti per spiegare il reale posizionamento competitivo di un nodo logistico. Sempre più spesso la differenza si gioca su un altro piano, meno visibile ma decisivo, ovvero la capacità di gestire e interpretare flussi informativi complessi in tempo reale, trasformando i dati in uno strumento di governo dei sistemi. Nel tempo, porti e hub logistici hanno iniziato a evolvere da semplici nodi di transito a piattaforme integrate, nelle quali convergono logistica, sicurezza, energia e tecnologie digitali. Ogni movimento di merce genera informazioni su posizione, stato, destinazione e condizioni operative. Quando questi dati vengono integrati e analizzati in modo coerente, diventano un fattore abilitante per l’ottimizzazione dei flussi e per la resilienza complessiva dell’infrastruttura.

Non è una trasformazione puramente tecnologica. Secondo il Logistics Performance Index della World Bank, la qualità dei sistemi di tracking & tracing e dei processi informativi è diventata uno dei principali fattori di differenziazione tra i sistemi logistici più avanzati e quelli meno competitivi. La stessa World Bank osserva come la digitalizzazione end-to-end delle supply chain permetta di ridurre i ritardi portuali fino al 70% in determinati contesti, agendo proprio sulla gestione delle informazioni più che sull’ampliamento delle infrastrutture fisiche. Questo cambiamento è ulteriormente accelerato da due dinamiche strutturali. Da un lato, le supply chain globali sono diventate sempre più complesse e interdipendenti, esposte a shock geopolitici, climatici e sanitari. Dall’altro, cresce la pressione normativa sulla sicurezza e sulla resilienza delle infrastrutture critiche. In Europa, la Direttiva NIS2 rende esplicita questa evoluzione, inserendo il settore dei trasporti e della logistica tra quelli ad alta criticità e richiedendo un rafforzamento significativo nella gestione del rischio e nella protezione dei sistemi informativi.

In questo contesto il dato assume un valore che va oltre l’efficienza operativa. Diventa una risorsa abilitante per la sicurezza, la continuità del servizio e la capacità decisionale. Anticipare criticità, prevenire incidenti e garantire la tenuta operativa richiede infatti una visione integrata dei flussi informativi che attraversano l’infrastruttura. Un ulteriore tema riguarda l’integrazione tra i diversi attori dell’ecosistema logistico. Porti, interporti, operatori privati, autorità pubbliche e fornitori di servizi digitali lavorano sugli stessi flussi di merci, ma spesso attraverso sistemi informativi eterogenei e poco interoperabili. Questa frammentazione produce inefficienze che hanno un impatto diretto sulla competitività complessiva del sistema. Superare questo limite non significa solo adottare nuove tecnologie, ma costruire modelli di coordinamento e condivisione dei dati fondati su regole chiare, responsabilità definite e meccanismi di fiducia. È anche per questo che il mercato degli smart port sta crescendo rapidamente, trainato da investimenti in automazione, IoT, analytics e piattaforme digitali capaci di mettere in relazione soggetti diversi all’interno di un’unica architettura informativa.

Il rischio, per molte infrastrutture, è quello di mantenere una visione ancora troppo focalizzata sull’hardware. Nuovi terminal, ampliamenti di capacità e soluzioni operative avanzate restano interventi necessari, ma senza una strategia coerente sulla gestione dei dati il loro potenziale rischia di restare in parte inespresso. Il vero salto non è soltanto tecnologico, ma strategico e culturale. Nel prossimo decennio la competitività non sarà determinata solo dalla quantità di merci movimentate, ma dalla capacità di governare sistemi complessi nei quali dati, sicurezza e operatività sono strettamente interconnessi. Riconoscere il dato come un’infrastruttura critica, al pari delle banchine e delle connessioni ferroviarie, è ormai una condizione imprescindibile per chi prende decisioni nel mondo della logistica e delle infrastrutture di mobilità.

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