“L’automazione non fa calare il fabbisogno di spazi logistici”
La sua adozione, rileva Prologis, genera vantaggi anche per i proprietari, con maggior probabilità di rinnovo dei contratti, durate più lunghe e canoni superiori del 10% a parità di condizioni

L’automazione “non riduce il fabbisogno di spazi logistici”, ma anzi cresce “parallelamente all’espansione delle superfici immobiliari”. Lo afferma una ricerca di Prologis che fa il punto sulla adozione di sistemi di varia natura, fissi o flessibili e che mirino a una automazione parziale o totale.
Tre le conclusioni principali dello studio, che parte dall’analisi del mercato Usa, in cui la penetrazione di questo tipo di soluzioni ha toccato il 30%. Il primo è che la spinta nasca dalla necessità di risolvere vincoli operativi, dalla carenza di personale alla esigenza di aumentare la velocità di movimentazione. Un dato osservato è che la scelta spesso ricade su soluzioni flessibili, che garantiscano un ritorno sull’investimento più veloce, con una adozione di sistemi completamente automatizzati di smistamento e stoccaggio/prelievo che arriva al massimo al 3-5%. In particolare l’impiego di Amr (Autonomous Mobile Robots) e Avg (Automated Guided Vehicle) arriva al 10-15%, quello di sistemi di trasferimento e smistamento il 7-9%, mentre le soluzioni per il picking arrivano al 4-5%.
L’ingresso della automazione nella logistica sta producendo effetti visibili, in primis per gli operatori che se ne servono (e che riescono a espandere le loro reti distributive) e in particolare per le aziende del retail.
Quasi tutti i primi 30 operatori nordamericani di questo segmento – ha rilevato Prologis – stanno implementando soluzioni di automazione nelle loro operazioni di supply chain, e hanno guadagnato oltre 700 punti base di quota di mercato tra il 2019 e il 2025, mantenendo la stessa superficie di magazzino occupata per unità di vendita (o incrementandola).
In particolare Walmart ha spiegato di avere automatizzato “oltre il 50% del volume dei nostri centri di fulfillment”, il “doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”, cosa che ha contribuito a ridurre per il terzo trimestre consecutivo di circa il 40% del costo netto di consegna per ordine negli Usa. Chewy, catena di negozi di prodotti per animali domestici, ha riferito di avere ottenuto “miglioramenti fino al 50% nella produttività, del 30% nel volume per piede quadrato e fino al 60% nell’ergonomia e nella sicurezza”.
Per quel che riguarda il mercato europeo, contrassegnato da una maggior rigidità del mercato del lavoro e scarsità di terreni, l’adozione dell’automazione ad oggi è più diffusa negli hub logistici con salari elevati e bassa disoccupazione. In un contesto di questo tipo, come quello dei Paesi Bassi, oltre il 25% degli spazi di Prologis risulta automatizzato (con una quota del 9% di spazi con automazione fissa).
Per quel che riguarda in particolare l’Italia “l’evoluzione della supply chain e la crescente complessità operativa stanno rafforzando il ruolo dell’automazione all’interno dei magazzini e delle piattaforme di distribuzione” ha commentato Marco Colombo, Vice President, Southern Europe Leasing & Customer Experience Lead di Prologis Italia. “Le soluzioni flessibili risultano particolarmente rilevanti perché consentono agli utilizzatori di migliorare le performance, mantenendo al tempo stesso la capacità di rispondere ad una sempre più ampia e variabile richiesta”.
In particolare, le tecnologie modulari – che di solito funzionano meglio con superfici piane e illuminazione a Led – possono consentire l’espansione in aree produttive già urbanizzate. Ad oggi quindi il mercato sta andando verso una biforcazione, in cui i retrofit selettivi possono estendere la funzionalità degli immobili più datati, mentre l’automazione fissa richiede strutture più nuove, esistenti o costruite su misura. In particolare lo studio ha rilevato che nel il 40% dei progetti built-to-suit (BTS) incorporasse forme di automazione, riflettendo un allineamento strutturale tra progettazione dell’immobile e implementazione dei sistemi.
Oltre a generare valore per gli utilizzatori, l’automazione – ha evidenziato l’analisi – lo crea anche per i proprietari degli immobili logistici. Secondo i dati Prologis, le strutture che adottano soluzioni automatizzate registrano una maggiore probabilità di rinnovo dei contratti, con un incremento a doppia cifra, durate di locazione mediamente più lunghe di circa un anno e canoni superiori del 10% rispetto agli immobili non automatizzati, a parità di mercato e dimensioni.
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