Forte crescita tendenziale (+11,3%) dell’export extra Ue ad aprile
Nel confronto con marzo, Istat rileva invece una riduzione per le esportazioni (-2,8%) e un aumento per le importazioni (+1,3%)
Ad aprile 2026, l’export italiano – riferisce Istat – è cresciuto su base annua dell’11,3% (dopo il +5,1% a marzo 2026), per effetto dell’aumento delle vendite di energia (+34,9%), di beni intermedi (+22,0%), strumentali (+11,1%) e di beni di consumo non durevoli (+5,7%). Parallelamente, si sono invece ridotte le esportazioni di beni di consumo durevoli (-10,2%).
Nello stesso mese l’import ha registrato un incremento tendenziale del 5,8%, cui contribuiscono soprattutto i maggiori acquisti di energia (+28,1%) e beni intermedi (+16,1%).
Guardando ai mercati di destinazione, Istat rileva ad aprile marcati aumenti su base annua delle esportazioni verso Svizzera (+39,4%), Cina (+36,0%), paesi Opec (+19,3%) e Stati Uniti (+12,1%), mentre scendono le vendite verso Turchia (-21,3%) e Regno Unito (-3,0%).
Nel mese registrano inoltre una forte crescita tendenziale le importazioni da paesi Mercosur (+62,7%) e Opec (+51,0%); aumentano anche gli acquisti da Turchia (+12,7%), Svizzera (+10,4%), Stati Uniti (+7,0%) e paesi Asean (+6,8%), mentre si riducono le importazioni da Cina (-8,8%) e Regno Unito (-1,1%).
Nel confronto con marzo, Istat rileva invece per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27 una riduzione congiunturale per le esportazioni (-2,8%) e un aumento per le importazioni (+1,3%). La prima è dovuta alle minori vendite di beni strumentali (-6,4%), beni intermedi (-2,5%) e beni di consumo non durevoli (-2,4%), mentre crescono le vendite di energia (+19,6%) e beni di consumo durevoli (+3,7%). Dal lato dell’import, l’incremento congiunturale si deve ai maggiori acquisti di energia (+25,3%).
Osservando infine l’intero trimestre febbraio-aprile 2026, l’istituto segnala rispetto al precedente una crescita del 6,4% dell’export per tutti i raggruppamenti, a esclusione di beni di consumo durevoli (-3,6%). Nello stesso periodo, l’import segna un incremento dell’11,0%, generalizzato e, per oltre la metà, spiegato dai maggiori acquisti di energia (+33,7%).
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