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Trasporti

Scontro fra associazioni sull’applicazione della norma per i tempi di carico e scarico merci

L’autotrasporto pretende un’applicazione ferrea della normativa che prevede il pagamento all’autotrasportatore di 100 euro all’ora per le attese che superano i 90 minuti

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
10 Ottobre 2025
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Sale ancora la tensione intorno all’applicazione della norma su franchigie e tempi di attesa al carico/scarico dei camion introdotta dall’ultimo Decreto infrastrutture del Governo.

Alle prese di posizione dell’autotrasporto delle scorse settimane, con richiesta alla categoria di pretendere un’applicazione ferrea della normativa che prevede il pagamento all’autotrasportatore di 100 euro all’ora per le attese che superano i 90 minuti, hanno ora risposto alcune delle principali associazioni della committenza.

L’interpretazione delle sigle dell’autotrasporto intervenute “tende a fornire una lettura e applicazione della norma non accettabile, soprattutto per quanto concerne il tentativo di ricomprendere all’interno della franchigia anche i tempi (e le conseguenti modalità) delle operazioni di carico e scarico. Il pericolo, già incombente, è la confusione e l’insorgere di contenziosi che danneggiano la filiera logistica invece di favorirne l’efficientamento nel rispetto di tuti i suoi soggetti, autotrasportatori compresi. Spiace notare quanto sia sempre complesso riuscire a ampliare la base di consenso su queste iniziative che vogliono finalizzarsi sul merito dei problemi e non su distinguo di diverso genere, ma andiamo avanti a tutela delle nostre aziende, convinti che il sistema si debba reggere sulla chiarezza delle norme e non sul contrasto” hanno scritto in una nota Ancip (associaizoned elle imprese portuali), Assiterminal (terminal portuali), Assologistica (aziende di logistica), Confitarma (armatori) e Fedespedi (spedizionieri).

A latere le sigle si sono rivolte al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, evocando “l’insorgere di problematiche diffuse in ogni contesto della logistica a causa di una non univoca interpretazione e difformi indicazioni per l’applicazione della norma, da cui lo scaturire di contenziosi, discrasie di comportamenti, rallentamenti nelle attività operative e pregiudizio nelle relazioni tra i diversi attori della filiera”.

Da qui la richiesta di un intervento ministeriale: “Necessitiamo, ciascuno nei confronti del proprio ambito di rappresentanza di un intervento da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti volto ad assicurare una applicazione uniforme nel rispetto dei principi di efficienza e collaborazione che caratterizzano i rapporti tra industria, trasporto e logistica. Chiediamo pertanto con la presente, l’apertura urgente di un tavolo di confronto ovvero l’avvio di un dialogo concreto volto a determinare l’individuazione di corrette indicazioni applicative della norma”.

Chiarimenti servirebbero anche in materia di rappresentanza sulla materia. Le associazioni della committenza intervenute fanno capo, da un punto di vista confederale, a Confindustria o Confetra. Ma se l’associazione autotrasportistica della prima, Anita, non risulta aver preso posizione sulla norma, lo ha fatto invece e in prima linea Trasportounito, aderente a Confetra. Sul fronte di Confcommercio-Conftrasporto, la principale associazione autotrasportistica, la Fai, non si è espressa, ma lo ha fatto (per lo meno a livello locale) Assotir. Fra le associazioni della committenza hanno taciuto Assarmatori, Federagenti (che aderisce anche a Confetra) e Fise Uniport, mentre Federlogistica ha preso posizione, ma sul fronte dell’autotrasporto (pur essendo internamente a Conftrasporto affratellata ad associazioni della committenza quali appunto Uniport o Assocostieri).

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