Come e perché le piastrelle emiliane scelgono di viaggiare in container via strada e nave

L’edizione 2021 del rapporto di Contship Italia e Srm intitolato “Corridoi ed efficienza logistica dei territori” ha dedicato un approfondimento al distretto delle ceramiche di Modena e Reggio Emilia (nel 2019 si era concentrato sul prosecco di Conegliano Valdobbiadene in provincia di Treviso). In provincia di Modena sorge infatti il più importante comprensorio, a livello nazionale e internazionale, per la produzione di piastrelle per pavimenti e rivestimenti in materiale ceramico: oltre 100 aziende con un’occupazione di circa 18.000 risorse, concentrate principalmente nell’area di Sassuolo, Formigine e Fiorano. Le aziende di questi comuni, assieme a quelle di alcuni della provincia di Reggio Emilia, lavorano all’80% della produzione nazionale di piastrelle, per un fatturato di oltre 4 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i volumi di export, l’analisi spiega in primis che, seppure la maggior parte delle imprese facenti parti del distretto (62%) esporti non più di 50 container all’anno, un buon 8% supera questo limite. Per ciò che riguarda gli scali marittimi il totale delle imprese utilizza Genova come porto di partenza e circa la metà (46%) utilizza Venezia. Inoltre, la percentuale di imprese che cita La Spezia tra i primi due porti utilizzati per l’export (27%) è superiore a quella emersa per il totale delle imprese emiliane (18%). Per i trasporti del carico fra gli stabilimenti produttivi e le banchine il trasporto su gomma è dominante rispetto alla poca ferrovia: “La totalità delle imprese del distretto sceglie ‘la strada’ come mezzo di collegamento tra l’azienda e il porto (da confrontare con il 92% emerso per le imprese emiliane e il 90% per il totale delle aziende intervistate)”. La motivazione sottostante questa scelta è piuttosto diversificata anche se una buona parte delle  imprese (il 34%) la ritrova nella “incompatibilità con le proprie esigenze operative” e il 27% nei “tempi di trasporto troppo lunghi nell’opzione intermodale”.

I dati dell’indagine Srm/Contship evidenziano la presenza di corridoi logistici ben definiti per il distretto della ceramica di Modena-Reggio Emilia. Se da un lato le imprese non concentrano le proprie attività su un unico porto, ma le dividono tra Venezia, Genova e La Spezia, la scelta dei mercati di destinazione appare più chiara, con una netta preferenza per il mercato a corto raggio. Spagna, Grecia e Regno Unito sono infatti i principali mercati di destinazione (sono tra i primi due mercati rispettivamente per il 60%, il 33% e il 27% delle imprese del distretto). Il Nord Africa (Marocco) lo è per il 13% delle imprese. A lungo raggio, il 13% delle imprese segnala il Nord America tra le principali destinazioni del proprio export.

In linea con quanto emerso per l’intera Emilia Romagna, tutte le imprese appartenenti al distretto considerano la logistica come una funzione da dare in outsourcing. Per quanto riguarda i termini contrattuali utilizzati nelle operazioni di export, la scelta cade sulla resa Ex Works per l’80% delle imprese (in linea con l’84% dell’intera Emilia Romagna). Il fatto che si scelga l’Ex Works per la maggior parte delle imprese distrettuali (50%) è dovuto alla volontà di mantenere basso il prezzo di vendita. Al secondo posto emerge la cessione del rischio connesso alle operazioni logistiche, considerato il fattore principale della scelta per il 34% delle imprese del distretto. Nel caso del distretto però un maggior numero di imprese (34%) considera l’Ex Works come un fattore di rischio nel controllo del prodotto (da confrontare con il 18% delle imprese emiliane e il 10% delle imprese del campione).

Scarica e leggi lo studio “Corridoi ed efficienza logistica dei territori”

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