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Da dove ‘esce’ il Made In Italy dei settori moda, food e automotive: l’analisi del Mims

L’industria alimentare preferisce i porti di Genova, Napoli e La Spezia (e l’aeroporto di Malpensa), l’automotive lo scalo del capoluogo ligure e in seconda battuta Gioia Tauro. È quanto emerge nel documento strategico “Mobilità e logistica sostenibili. Analisi e indirizzi strategici per il futuro” elaborato dal Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili rispetto alle […]

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25 Ottobre 2022
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Conateco-terminal-container-Napoli-1

L’industria alimentare preferisce i porti di Genova, Napoli e La Spezia (e l’aeroporto di Malpensa), l’automotive lo scalo del capoluogo ligure e in seconda battuta Gioia Tauro. È quanto emerge nel documento strategico “Mobilità e logistica sostenibili. Analisi e indirizzi strategici per il futuro” elaborato dal Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili rispetto alle scelte dell’export italiano verso i paesi extra Ue (i traffici intracomunitari si muovono invece perlopiù dai valichi alpini).

Il testo offre in particolare una sintesi per tre dei settori più rappresentativi. Per il settore alimentare e delle bevande il ruolo trainante come detto è quello dei porti di Genova, Napoli e La Spezia, e, su volumi inferiori, dell’aeroporto di Malpensa e a seguire di quello di Fiumicino, con una quota però del 10% del cargo che viaggia per via aerea che si rivolge a infrastrutture estere.

Il tessile-abbigliamento vede invece flussi distribuiti sempre nei tre scali di Genova, Napoli e La Spezia, ai quali si affiancano però anche Venezia e Livorno, e a seguire Bari, Salerno, Ancona e Ravenna. Anche in questo caso molto rilevante è il contributo all’export extracomunitario dell’aeroporto di Malpensa e, in seconda battuta di Roma Fiumicino. Anche per questo comparto resta tuttavia un 10% dei carichi che viaggia servendosi di aeroporti stranieri.

Per l’industria automotive lo sbocco logistico principale è il porto di Genova, seguito da Gioia Tauro (unico altro a superare una quota del 10%) e in successione dagli altri scali tirrenici e da Bari. Per le spedizioni aeree, in questo ambito l’aeroporto di Bologna si affianca a quelli di Malpensa e Fiumicino come porta d’uscita, ma a quota di merce che si affida ad aeroporti stranieri sale al 17%.

Dall’analisi emerge, prevedibilmente, come sia il porto di Trieste, sia i vari scali insulari abbiano un ruolo marginale nel supportare l’export extra Ue, i secondi, evidenzia il Mims, “del resto in modo coerente con il peso dei rispettivi territori regionali nella produzione ed esportazione di settore”.

L’analisi del Ministero si chiude infine con una ricostruzione geografica dei flussi in export per alcuni macro-settori (industria alimentare, delle bevande e del tabacco; tessili, abbigliamento, pelli e accessori; fabbricazione mezzi di trasporto), elaborata considerando la posizione sul territorio degli stabilimenti produttivi, le percentuali di esportazioni serviti per via aerea e marittima per ogni provincia e il peso di ogni nodo logistico.

L’analisi del Ministero si chiude infine con una ricostruzione geografica dei flussi in export per alcuni macro-settori (industria alimentare, delle bevande e del tabacco; tessili, abbigliamento, pelli e accessori; fabbricazione mezzi di trasporto), elaborata considerando la posizione sul territorio degli stabilimenti produttivi, le percentuali di esportazioni serviti per via aerea e marittima per ogni provincia e il peso di ogni nodo logistico.

Industria alimentare, delle bevande e del tabacco

Industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori

Fabbricazione di mezzi di trasporto

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