Confetra: Hormuz minaccia la crescita dei trasporti in Italia
In bilico soprattutto quelli stradali, dopo il netto aumento (+6,3%) del 2025

La buona performance registrata dal comparto di logistica e trasporti nel 2025 deve fare i conti con lo shock geopolitico causato dal blocco dello Stretto di Hormuz, che sta ridisegnando i flussi mondiali e spingendo le tariffe aeree a un incremento del 38% in poche settimane. Lo evidenzia l’analisi congiunturale promossa da Confetra su dati 2025 e che propone anche alcune previsioni per il 2026, ora pesantemente condizionate dall’instabilità nell’area del Golfo.
Il report mostra innanzitutto la resilienza avuta dal settore lo scorso anno, messa però a dura prova dal febbraio 2026. Attraverso lo Stretto di Hormuz transitava circa il 20% dei flussi mondiali di petrolio: oggi i viaggi sono crollati del 94% (da 84 navi a 7 unità giornaliere), con volumi precipitati da 3,4 milioni di tonnellate a appena 201 mila unità.
“I dati raccolti per il 2025 restituivano l’immagine di un comparto capace di assorbire gli shock – ha dichiarato Carlo De Ruvo, presidente della confederazione – tuttavia, l’attuale interruzione dell’approvvigionamento, definita dall’Agenzia Internazionale dell’Energia come la più grande della storia, sta mettendo a dura prova il sistema. Se nel 2025 il trasporto marittimo cresceva del 4,4%, oggi gli operatori devono affrontare noli container aumentati del 20% e un indice del trasporto dry bulk che segna un incremento ben superiore al 100% su base annua.”
Secondo Confetra l’emergenza si riflette con estrema violenza sulle spedizioni aeree, che già avevano chiuso il 2025 in flessione del 6,1%. A marzo la necessità di rotte alternative ha causato un balzo delle tariffe del 38% rispetto a febbraio, una dinamica alimentata dal raddoppio su base annua del prezzo del jet fuel e dalla necessità di trasportare maggiori quantità di carburante a bordo per coprire tragitti più lunghi, riducendo conseguentemente lo spazio destinabile alle merci.
Anche il trasporto stradale, nel 2025 cresciuto in Italia del 6,3%, è ora sotto scacco per l’impennata dei costi energetici (il prezzo del gasolio nella Penisola ha raggiunto i 2.045,6 euro per 1.000 litri, + 29% rispetto a un anno fa). Dato che questi, spiega la confederazione, “rappresentano circa il 30% delle spese operative, l’incremento dei costi aziendali per l’autotrasporto ha già raggiunto il 9% su base annua”. Centrale secondo Confetra quindi il tema del credito d’imposta, per il quale il settore attende ancora il relativo decreto interministeriale.
In questo scenario di estrema incertezza, per la confederazione risulta scarso il supporto chiesto alle soluzioni innovative e solo il 6% delle imprese adotta strumenti di Intelligenza Artificiale, che potrebbero risultare cruciali per ottimizzare le rotte e gestire l’impatto dei costi in tempo reale. Un segnale positivo arriva però dagli investimenti nel capitale umano, con il 51% delle aziende che punta con continuità sulla formazione digitale.
“Per il 2026 prevale un clima di estrema cautela – conclude De Ruvo – nello scenario peggiore, se il conflitto dovesse perdurare, la crescita del Pilpotrebbe risultare inferiore di un punto percentuale rispetto alle stime, con un’inflazione superiore di oltre 1,5 punti. In questa fase delicata, la capacità di analizzare i dati e reagire tempestivamente ai mutamenti geopolitici rappresenta l’unica vera difesa per la competitività del sistema logistico nazionale.”
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