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Effetto Brexit: italiani in cerca di magazzini nell’Irlanda del Nord

Diverse aziende italiane stanno progettando di stabilire magazzini e depositi di merci in Irlanda del Nord per evitare le difficoltà burocratiche che a seguito della Brexit incontra chi attraversa il canale della Manica. Lo rileva Claudio Perrella, avvocato esperto di contrattualistica internazionale, diritto assicurativo, diritto marittimo e dei trasporti nonché socio di Anra (associazione che […]

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6 Aprile 2021
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Diverse aziende italiane stanno progettando di stabilire magazzini e depositi di merci in Irlanda del Nord per evitare le difficoltà burocratiche che a seguito della Brexit incontra chi attraversa il canale della Manica. Lo rileva Claudio Perrella, avvocato esperto di contrattualistica internazionale, diritto assicurativo, diritto marittimo e dei trasporti nonché socio di Anra (associazione che raggruppa risk manager e responsabili delle assicurazioni aziendali), in un intervento pubblicato sul Sole24Ore in cui prova a fare un bilancio della fuoriuscita del Regno Unito dalla Ue a tre mesi dal suo compimento.

Se da un lato non si è verificato il temuto blocco totale di tir alle frontiere (ma questo solo perché la grande incertezza ha indotto molte imprese ad anticipare o posticipare le spedizioni rispetto alla data del 31 dicembre), dall’altro gli effetti di Brexit sono comunque stati pesanti sugli scambi in entrambe le direzioni, con un peso maggiore per i prodotti britannici. Perella evidenzia come nel gennaio 2021 le esportazioni dai porti del paese siano calate del 68% rispetto al gennaio 2020. Tra le situazioni più critiche quelle dei prodotti ittici (il prezzo dell’export del pesce viene ridotto fino all’80% per il timore che possa subire ritardi e quindi deterioramenti). Il calo, come detto, è però stato anche in direzione inversa (secondo Coldiretti in particolare l’export italiano è sceso del 38,8% nello stesso mese).

Secondo Perrella a distanza di tre mesi dall’avvio, la Brexit ha reso inoltre evidente come nel caso di esportazioni verso il Regno Unito il ricorso a Incoterms del gruppo D (che pongono a carico del venditore oneri e rischi del trasporto fino a destino) sia pesante anche per il rischio di ritardi nella consegna della merce, le cui conseguenze non sono disciplinate dagli stessi Incoterms. In relazione a questo rischio, in questi mesi si è assistito alla rinegoziazione dei contratti di prestazione dei servizi logistici, ovvero i Service Level Agreements che utilizzano Kpi per la valutazione delle performance.

Relativamente alla situazione burocratica, non c’è peraltro ottimismo su un possibile miglioramento della situazione. Perrella ricorda come oggi non siano previsti dazi per l’export verso il Regno Unito a fronte di un’autocertificazione (cosa che pone dubbi sulla sicurezza dei prodotti), ma quando si passerà ai controlli completi il prossimo 1 luglio il rischio è di rallentamenti e ritardi. In prospettiva altre difficoltà deriveranno dalla richiesta di doppie registrazioni per i brevetti.

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