Ecco nomi e numeri delle aziende coinvolte nella logistica dei vaccini anti-Covid in Italia

Le perplessità degli operatori specializzati rispetto all’affidamento dell’attività di distribuzione sul territorio nazionale dei vaccini anti-Covid alla sola Sda-Poste Italiane (più volte rappresentate anche sulle pagine di SUPPLY CHAIN ITALY) hanno evidentemente sortito qualche effetto.

È stata la stessa Phse, uno dei principali operatori della logistica farmaceutica in Italia, ad annunciare ieri di essere stata selezionata come partner dalla struttura commissariale guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo “per la gestione della scorta strategica e l’eventuale ridistribuzione delle eccedenze tra hub vaccinali per garantire il regolare avanzamento della campagna vaccinale” e di essere quindi al lavoro da alcune settimane per “rifornire capillarmente le strutture sanitarie delle regioni con servizi di trasporto dedicato a 2-8°C, -20°C o in ghiaccio secco a -80°C e consegne urgenti, coordinate dalla Struttura Commissariale”.

L’aggiudicazione, si apprende dalla documentazione disponibile, è arrivata al termine di una procedura a invito il cui iter era stato avviato lo scorso giugno (e che a sua volta è stata approntata dopo una serie di affidamenti diretti).

Precisamente, la struttura guidata da Figliuolo aveva contattato direttamente 10 operatori specializzati, con l’obiettivo di aggiudicare l’attività di consegna (dai due siti di stoccaggio di Roma e Firenze, verosimilmente l’hub di Pratica di Mare e lo stabilimento farmaceutico militare del capoluogo toscano) per un periodo di 9 mesi (più eventuale proroga di tre), a fronte di un importo massimo di 675mila euro. Phse, con un’offerta che proponeva un 40% di sconto (quindi 405mila euro), l’ha spuntata su Eurodifarm (con uno sconto dell’8,5%), Napoli Uno e Melella Group (entrambi con il 5%), gli unici altre tre soggetti ad avere effettivamente sottoposto un preventivo (avevano invece rinunciato Dss Bio Pharma, Itavia, Setras, Ansali Italiana, Dhl Global Frowarding e Ups, gli altri ‘convocati’).

Come accennato sopra, prima di questa procedura, anche per ragioni di urgenza, la Struttura commissariale aveva però fatto ricorso più volte ad affidamenti diretti per le stesse attività, in particolare a favore di Eurodifarm. La controllata di Dhl Supply Chain – che, si legge nelle determine della struttura, già aveva svolto questa attività in precedenza – si è vista assegnare quest’anno diversi contratti per il trasporto di vaccini a mRna, in particolare due in aprile e maggio (entrambi per un importo massimo di 60mila euro) e uno a giugno (per un massimo 100mila euro, in questo caso a fronte di uno sconto chilometrico del 3% sulle tariffe applicate in precedenza). Attività, quest’ultima, già però attribuita con la precisazione che sarebbe durata fino alla finalizzazione della procedura a invito agli operatori specializzati.

Phse ed Eurodifarm, ovvero le due aziende, che – prima l’una, poi l’altra – finora si sono spartite i nuovi contratti per il trasporto del vaccino anti-Covid sul territorio nazionale, sono peraltro anche quelle scelte dalla struttura commissariale per portare il preparato oltre confine, nei paesi a cui l’Italia ha donato parte delle dosi si Astrazeneca che aveva a disposizione.

All’inizio di settembre in particolare Phse si è vista infatti assegnare il trasporto “eccezionale e urgente” di 100mila dosi in Kosovo, attività per cui impiegherà due autoveicoli, a fronte di un corrispettivo di 9.600 euro (più eventuali extra per giornate aggiuntive di lavoro), mentre Eurodifarm a luglio ha ottenuto l’incarico di trasportare 1,5 milioni di dosi, sempre di Astrazeneca, in Tunisia, per un compenso di 17.750 euro.

Queste, in sintesi, le aggiudicazioni a operatori privati che hanno interessato il trasporto dei vaccini.

Diverse aziende del trasporto e della logistica sono però state coinvolte dalla struttura commissariale anche per gestire il trasferimento in Italia di altre merci utili per contrastare l’emergenza, in primis aghi e siringhe, un’attività che la struttura guidata dal Generale Figliuolo ha scelto far effettuare non solo per via aerea ma ricorrendo anche alla ferrovia.

Dalla documentazione disponibile si apprende che per quest’ultima attività già la ‘gestione Arcuri’ aveva assegnato, nel novembre 2020, un contratto per il trasporto dalla Cina (dove materiale già acquistato dall’Italia giaceva in magazzini di Shenzen, Ghangzhou, Xi’an e Changsha) a World Cargo Srl, la quale però nell’aprile successivo aveva chiesto la risoluzione del contratto per via degli oneri eccessivi e crescenti che si era trovata a sostenere. Anche in questo caso la strada scelta da Figliuolo e i suoi collaboratori è stata quella dell’approntamento di una procedura a invito, avviata per affidare il trasporto via ferro dalla Cina all’Italia per la durata di un anno a fronte di un importo massimo di 4,65 milioni di euro. Dei cinque soggetti convocati, ovvero la stessa World Cargo, Jas, Interporto Servizi Cargo, Db Group, Dhl Global Forwarding, si erano fatti avanti i primi quattro. A ottenere il contratto è stata infine Jas, che ha proposto un prezzo per container per treno completo (con più di 35 box) di 14.817 euro, per un valore massimo presunto della fornitura dunque di 4,5 milioni fino al 31 dicembre.

Per passare infine al trasporto aereo, va ricordato che già sotto la ‘gestione Arcuri’ era stata Neos ad aggiudicarsi questo genere di attività, avendo vinto uno dei due lotti (precisamente quello per il trasporto aereo e l’handling) della relativa procedura che era stata approntata dalla struttura.
Per la compagnia era poi arrivato un affidamento diretto nel marzo di quest’anno per attività di trasporto aereo da paesi delle aree Apac, Amer, Emea, nonché dalla Russia, verso gli scali di Malpensa e Fiumicino, per un corrispettivo di 11 milioni di euro.

Anche per questo genere di operazioni la struttura commissariale ha poi però optato per l’approntamento di una ricerca di mercato, avviata a giugno con l’obiettivo di affidare il trasporto dalla Cina verso i due aeroporti italiani maggiori, incluse le attività di sbarco e sdoganamento, per 6 mesi (più eventuali tre di proroga) a fronte di 16 milioni di euro. Neos, che era tra gli operatori invitati insieme a Jas Jet Air Service, Dhl Global Forwarding, Ups, Lesam International, Db group, Savino del Bene e Kerry Project Logistics – è stata tra i tre che si sono fatti avanti (gli altri due sono stati Jas e Db Group), ed è infine riuscita nell’impresa di essere riconfermato come fornitore del trasporto aereo merci.

Francesca Marchesi

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