Si ridisegna l’export (-1,1%) di calzature italiane nel 2025
In positivo i mercati Ue (+1,9%); mentre si assiste al crollo del Far East (-18%) e della Cina in particolare (-23,4%)
Il 2025 è stato per le calzature italiane un anno “interlocutorio”, secondo la nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici.
L’anno si è chiuso infatti con un fatturato (preconsuntivo) di 12,84 miliardi di euro, in contrazione del 2,8% sul 2024, con un quarto trimestre però a segno positivo (+1,1%), che fa sperare in un miglioramento.
In questo quadro dominato dall’incertezza, l’export – si legge nella nota dell’associazione confindustriale – si conferma la colonna portante del sistema, assorbendo circa l’85% della produzione nazionale.
Nel 2025 le vendite oltreconfine hanno raggiunto, secondo le proiezioni a 12 mesi, gli 11,5 miliardi di euro, limitando la perdita in valore al -1,1%.
Analizzando la geografia dei mercati, emerge un mondo spaccato in due tra destinazioni Ue e non comunitarie.
Le prime (guardando ai primi 10 mesi dell’anno, dove si fermano i dati Istat disponibili) ha dimostrato una incoraggiante vitalità crescendo sia in valore (+1,9%) che in volume (+7,6%). In contrazione (-3,3%) invece i mercati extra-Ue, con un vero e proprio crollo nel Far East (-18%). La Cina, in particolare, ha perso il 23,4% in valore, “vittima di una crisi di fiducia dei consumatori locali e di un mutamento nelle abitudini di acquisto del lusso”.
Di segno opposto, invece, il dinamismo del Medio Oriente (+12,9% in valore), con gli Emirati Arabi (+18,6%) che si confermano hub fondamentale per l’alto di gamma. Altalenante invece l’andamento degli Usa, che chiudono i primi 10 mesi con un +4,4% in valore (ma con un -2,4% in volume).
‘A livello internazionale, l’export continua a essere il nostro polmone vitale – ha commentato la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini – ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. La resilienza dell’Europa e la crescita vigorosa del Medio Oriente compensano solo parzialmente il preoccupante rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Parallelamente, guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti”.
‘Abbiamo davanti a noi un anno cruciale – ha concluso Ceolini – in cui dovremo essere bravi a resistere, a innovare e, soprattutto, a proteggere la nostra filiera. Chiediamo alle Istituzioni un supporto concreto. Non solo ammortizzatori sociali per gestire le fasi di bassa produzione, ma politiche industriali mirate che favoriscano il passaggio generazionale e gli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità. Il Made in Italy calzaturiero ha tutte le carte in regola per continuare ad essere protagonista sui mercati mondiali’.
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