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ARTICOLO PUBLIREDAZIONALE

Come ottimizzare le opportunità e affrontare al meglio le criticità negli hub logistici dei mercati emergenti

Un’analisi di D.B. Group

di Redazione SUPPLY CHAIN ITALY
11 Marzo 2026
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== COMUNICAZIONE AZIENDALE ==

 

«Mai come negli ultimi anni la rapida evoluzione del contesto geopolitico mondiale ha portato le aziende a ripensare il proprio approccio commerciale, puntando sulla differenziazione e guardando a mercati relativamente giovani quali quello sudamericano o quello asiatico. L’interesse verso accordi commerciali da parte dell’Unione Europea con India e Mercosur rappresenta un chiaro segnale di questo storico e inevitabile cambio di paradigma che andrà progressivamente a riflettersi sempre di più sulla gestione delle filiere globali e sull’intero comparto logistico internazionale».

A parlare è Silvia Moretto, Ceo di D.B. Group, provider logistico internazionale con 78 sedi nel mondo.

«Al netto delle opportunità che i trattati e le aperture verso nuovi sbocchi certamente porteranno nel medio e lungo termine – prosegue –  è bene tuttavia non tralasciare il rovescio della medaglia, laddove un’analisi strutturata delle criticità è fondamentale per mettere in atto soluzioni concrete e funzionali allo sviluppo della competitività».

Il sistema infrastrutturale e logistico dell’India e delle nazioni sudamericane fatica, infatti, a tenere il passo con i volumi di traffico richiesti dal contesto globalizzato e presenta ancora numerosi margini di miglioramento in termini di efficienza e standard operativi. Tra i nodi cronici che pesano sulle catene di approvvigionamento figurano i tempi eccessivamente lunghi delle operazioni di sdoganamento (anche oltre i 7 giorni contro una media generale di 2-3 giorni), le pratiche burocratiche, basate ancora parzialmente su documentazione cartacea, e la pressoché totale assenza di sistemi di appuntamento automatizzati per i camion (Gate Congestion)  che, specie in alcuni porti strategici come Santos in Brasile o Nhava Sheva in India, peraltro già penalizzati dall’altissima densità abitativa dei centri urbani limitrofi, finisce per congestionare il traffico in entrata aumentando i costi operativi (dovuti a ispezioni).

Una prima chiara risposta può e deve arrivare dal coordinamento intermodale: il progetto dei Dedicated Freight Corridors (DFC), ad esempio, che in India è stato pensato e realizzato proprio per consentire a treni merci ad alta capacità di collegare i porti dell’Ovest con l’entroterra senza impattare sul transito passeggeri; il dirottamento delle operazioni di carico/scarico e sdoganamento in terminal ferroviari interni oppure ancora l’integrazione di hub logistici fuori dalle grandi aree urbane, finalizzata a distribuire in modo più efficace tramite mezzi più piccoli e agili il carico per l’ultimo miglio.

Si tratta di interventi certamente utili, ma che devono essere adeguatamente supportati da altre misure. Come i magazzini doganali. Generalmente situati in aree prossime ma esterne alla banchina, essi sono stati concepiti per la “sosta” in regime di sospensione d’imposta delle merci, quando il terminal risulta troppo saturo per la loro evasione nell’immediato. Il magazzino logistico permette l’assorbimento controllato degli arrivi massicci di container e comporta innumerevoli vantaggi finanziari per le imprese che scelgono di servirsene, le quali possono così stoccare i prodotti pagando i dazi solo al momento della loro effettiva immissione nel mercato locale e ottimizzando di conseguenza il cash flow.

SERVIZI A VALORE AGGIUNTO: IL KNOW-HOW DI D.B. GROUP AL SERVIZIO DELLE AZIENDE CHE OPERANO IN MERCATI EMERGENTI

Afferma Nicola De Bortoli, Chief Strategic Development Officer e membro del Board di D.B. Group SpA: «In India siamo attivi già da 20 anni, e in Sudamerica operiamo con successo da 15 anni tramite la società Sea Cargo Logistics. Il nostro punto di forza in questi paesi è la spedizione, e in particolare la possibilità di accedere a servizi logistici a valore aggiunto».

Il governo indiano ha recentemente ridefinito la sua geografia economica attraverso due pilastri distinti: le Special Economic Zone (SEZ) e la Free Trade Warehousing Zone (FTWZ). La prima è pensata per la produzione e trasformazione di beni grazie alle possibili agevolazioni fiscali, alle infrastrutture dedicate e ai forti sgravi fiscali legati al volume di export generato. Le FTWZ, invece, sono deputate alla gestione dello stoccaggio di merci, non soggette ad imposte doganali immediate, ma rimandate all’effettivo rilascio della merce nel mercato.

D.B. Group, grazie al suo network sul territorio e ai partner locali, opera in queste zone strategiche per la gestione della catena logistica, offrendo anche servizi di controllo qualità e di verifica dello stato delle merci prima della consegna.

Conclude De Bortoli: “Il nostro valore aggiunto risiede nella capacità di assicurare alle aziende che tutte le fasi della spedizione (sia che si parli di spedizioni in entrata, sia che si parli di spedizioni in uscita) e la relativa documentazione burocratica siano sempre coerenti, complete e in regola con la compliance e le normative locali, soprattutto in zone particolari come Messico, India, Colombia e Perù. Proprio per questo disponiamo di uffici in loco, così come in Italia, attraverso i quali gestiamo tutta la delicata partita della compliance normativa e dei controlli doganali, prevenendo criticità che potrebbero avere pesanti implicazioni per le aziende”.

Scopri di più: Distribuzione, Logistica e Consulenza Doganale | DB Group

D.B. Group è un provider logistico di respiro internazionale. Nata come De Bortoli Srl nel 1980 dal sogno e dalla visione dei fratelli veneti Valter e Vittorino De Bortoli, l’azienda offre soluzioni logistiche su misura per accompagnare le imprese nel loro processo di sviluppo internazionale. Oggi coordina e amministra oltre 300.000 mq di magazzini, conta più di 1000 collaboratori e vanta un fatturato di 465 milioni di euro, con 78 sedi dislocate nei principali hub produttivi del mondo.

D.B. Group

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