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Trasporti

Il trasporto aereo merci ha perso il ruolo di stabilizzatore delle supply chain

Lo evidenzia Xeneta, rilevando però in questa fase un clima di “fiducia e collaborazione” tra caricatori, spedizionieri e compagnie aeree

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
3 Aprile 2026
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Le spedizioni aeree paiono avere perso il ruolo di ‘stabilizzatore’ delle supply chain che avevano assunto in altre crisi quali la pandemia da Covid 19 e quella del Mar Rosso.

Se in altre fasi il trasporto aereo poteva infatti correre in soccorso di quello via mare, lo shock scatenato dal conflitto in Medio Oriente sta mettendo in difficoltà le compagnie aree più dei carrier oceanici. Lo osserva Xeneta in un report che prova a delineare alcune delle tendenze osservate in queste settimane segnate dalla guerra.

Il primo fenomeno interessante rilevato è quello relativo al clima di “solidarietà e fiducia” che la società di analisi ha detto di rilevare “tra caricatori, spedizionieri, e compagnie aeree”. “Vediamo aziende che rispettano i contratti per quanto possibile e si attengono a quanto concordato, in attesa di vedere come si evolverà la situazione” ha evidenziato il Chief Airfreight Officer Niall van de Wouw.

Una fiducia che però si regge sulla speranza di una rapida risoluzione del conflitto. Al momento infatti gli effetti della guerra in Medio Oriente si stanno estendendo a catena. In particolare lo shock petrolifero ha quasi raddoppiato i prezzi del carburante per aerei, mettendo sotto pressione i vettori, che stanno deviando o sospendendo i voli a causa delle difficoltà finanziarie.

Nel dettaglio, secondo Xeneta, a cinque settimane dall’inizio del conflitto la capacità di trasporto aereo merci in Medio Oriente è di circa il 30% inferiore alla fase precedente la crisi, con effetto diretto sui noli spot che in media hanno superato il livello raggiunto nella peak season 2025, attestandosi sui 2,86 dollari per kg. Aumenti tra il 50 e il 100% sono stati osservati dagli analisti per spedizioni in uscita dall’Asia meridionale e sudorientale verso il Medio Oriente, ma i rincari si stanno propagando anche agli altri corridoi.

Un’altra tendenza rilevata da Xeneta è il maggior ricorso a contratti di trasporto trimestrali (ora pari al 52% del totale, solo un punto al di sotto del livello toccato durante il Covid) in luogo di quelli annuali, come peraltro suggerito in precedenza dalla stessa società di analisi.

Per il resto, la società ha rilevato per il mese di marzo una domanda di spedizioni aeree complessivamente in calo anno su anno del 3%, a fronte di una contrazione della stiva del 6%. Il dynamic load factor, basato sul volume e sul peso delle merci trasportate e sulla capacità disponibile, è invece salito al 65%.  Al riguardo lo stesso van de Wouw ha però osservato che al momento “che la domanda sia diminuita del 2% o del 4% a marzo non preoccupa più di tanto il settore, se siamo sull’orlo di una crisi economica globale”.

Tirando le fila dei vari trend osservati, l’analista ha anche osservato: “I dazi hanno creato incertezza, ma le conseguenze [del conflitto, ndr] sono più gravi a causa del costo del carburante per aerei, della potenziale crisi energetica e della crescita dell’inflazione”. Al momento, ha aggiunto, “il mercato soffre dal lato dell’offerta, cosa che sarà risolta. Tuttavia sarà la durata della ripresa a determinare se questo problema si trasformerà in qualcosa di più rilevante”.

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