Cambia geografia l’export italiano (+0,4%) del legno-arredo
Rallentano Usa (-3,9%), Francia (-1,5%) e Cina (-5,9%), crescono Africa (+13,8%), Emirati Arabi Uniti (+5,8%) e il Canada (+6,9%)

La filiera italiana Legno-Arredo ha chiuso il 2025 con un fatturato alla produzione di oltre 52,2 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% sull’anno precedente, confermando una fase di stabilizzazione dopo il rallentamento del biennio precedente.
A sostenere l’incremento è stato soprattutto il mercato interno (quasi 33 miliardi di euro, +2%), grazie alla tenuta del comparto residenziale e a una maggiore dinamicità del non residenziale, nonostante il progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali legati alla casa. Stabili invece le esportazioni (+0,4%) per oltre 19,3 miliardi di euro, in un contesto internazionale complesso e segnato da andamenti disomogenei tra mercati maturi e nuove destinazioni.
“Il 2025 segna pertanto un ritorno alla crescita per la nostra filiera, ma è molto probabile che si tratti di un equilibrio fragile, momentaneo. E non potrebbe essere diversamente, dato il contesto economico e geopolitico così complesso” ha commentato il Presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin. L’export, in particolare, “evidenzia segnali di rallentamento nei mercati tradizionali, a partire da Stati Uniti (2 miliardi) e Francia (2,9 miliardi) che chiudono il 2025 rispettivamente a -3,9% e -1,5%. Gli Stati Uniti, che rappresentano quasi il 75% dell’export della filiera nel continente, con una quota del 10,7% sul totale, condizionano in modo determinante l’andamento complessivo dell’area”.
Sempre sul fronte dell’export, l’Europa si conferma il primo sbocco commerciale, con oltre il 66% del totale. La Francia, al primo posto, è in lieve flessione dopo gli anni di forte crescita; la Germania (1,9 miliardi) mostra segnali di ripresa che le consentono di chiudere il 2025 a +2%. Prosegue l’andamento positivo della Spagna (864 milioni) a +1,7% che supera la Svizzera (860 milioni) mentre nell’extra Ue il Regno Unito (1,3 miliardi) registra una crescita sostenuta del +3,7%. Gli Emirati Arabi Uniti, (497 milioni) grazie al dato positivo del 2025 (+5,8%), opposto a quello cinese (-5,9%), guadagnano la settima posizione sulla Cina (465 milioni). Infine, Austria e Paesi Bassi chiudono la Top Ten con un + 0,2% e un +7,1%.
L’export, in sintesi, tiene, seppur cambiando la geografia di riferimento. “Rallentano mercati storici come Francia e Stati Uniti, mentre crescono ad esempio l’Africa (+13,8%), gli Emirati Arabi (+5,8%), il Canada (+6,9%)”.
Dagli Usa arriva però un campanello d’allarme da attenzionare: l’export di mobili a gennaio 2026 registra una flessione del -28,5% rispetto a gennaio 2024. Allo stesso tempo l’Ue ha visto aumentare le importazioni dalla Cina dell’1,3% mentre gli altri paesi extra Ue, esclusa la Cina, calano dell’1,6% con una sostituzione nelle quote di mercato. “Capiremo nei prossimi mesi se si tratta di un’eccezione o di un trend, in ogni caso è un segnale chiaro della necessità di diversificare sempre di più la nostra presenza internazionale”.
Per quanto riguarda l’area Mediorientale – interessata direttamente o indirettamente dalla guerra-, Federlegno evidenzia che questa rappresenta il 7% delle esportazioni totali della filiera e che a fine 2025 ha segnato un -1,5% complessivo, nonostante il contributo positivo di Emirati Arabi Uniti e Israele (non però sufficienti a compensare la flessione dell’Arabia Saudita, -19,7%). I dati antecedenti lo scoppio della guerra evidenziavano per l’area – esclusa appunto l’Arabia Saudita – un incremento del 3,3%.
Guardando ai Macrosistemi, Federlegno in particolare evidenzia come quello dell’Arredamento abbia chiuso il 2025 con un fatturato di oltre 27,7 miliardi di euro (+0,9%), grazie al contributo del mercato italiano (+2,7%), pari a 13,5 miliardi di euro.
In lieve flessione (-0,8%) invece le esportazioni (14,2 miliardi di euro), che risentono delle difficoltà nei principali mercati, in particolare Stati Uniti e Francia.
La Francia, prima destinazione, chiude l’anno a -1,6%, ma sono gli Usa, secondo mercato assoluto e primo extraeuropeo, subiscono la flessione più importante (-4,9% per 83 milioni di euro in meno rispetto al 2024).
Stabile la Germania, terza (-0,1%), mentre il Regno Unito, quarto, registra un +1,7%.
Nel dettaglio, il sistema Arredobagno segna una crescita del 2,1%, con un fatturato di circa 4,3 miliardi di euro. Il risultato è sostenuto sia dal mercato interno (+2%) sia dalle esportazioni (+2,2%), che tornano a crescere grazie soprattutto alla domanda europea, con la Germania in forte espansione.
Andamento positivo anche per le Cucine, che nel 2025 superano i 3 miliardi di euro di fatturato (+1,5%). In questo caso la crescita è trainata esclusivamente dal mercato italiano (+5%), mentre le esportazioni registrano una flessione (-5%), risentendo in particolare del rallentamento dei principali mercati esteri, tra cui Francia e Stati Uniti.
Passando al Macrosistema Legno (compreso il Commercio Legno), Federlegno rileva un fatturato di 24,5 miliardi di euro (+1,9%), con una crescita trainata prevalentemente dall’aumento dei prezzi più che dei volumi, con una domanda ancora debole. Le esportazioni mostrano un buon andamento (+3,6%), ma resta penalizzato dal forte incremento delle importazioni (+13,6%).
L’analisi dedica inoltre dei focus a due particolari aeree geografiche, ovvero Africa e Asia.
La prima vale oltre 600 milioni di euro ed è il continente con la crescita percentuale più elevata nel 2025 (+13,8%), grazie al contributo di diversi Paesi (anche se soltanto il Marocco supera la soglia dei 100 milioni di euro di export). Tra le aree, la più rilevante è l’Africa Settentrionale, con un valore superiore a 378 milioni di euro e il miglior andamento dell’intero continente (+18,6%, rispetto al +6,5% degli altri Paesi africani). Interessanti anche le performance della Nigeria (+30,3%) e del Sudafrica (+9,2%).
L’Asia, con quasi 3 miliardi di euro, rappresenta il 14,6% delle esportazioni italiane della Filiera ed è il secondo continente per dimensione dell’export. Nel 2025, tutte le principali aree che lo compongono – Medio Oriente, Asia Orientale e Asia Centrale – mostrano un trend negativo. La contrazione è stata più marcata nell’Asia Orientale (-6,8%), penalizzata soprattutto dalla performance della Cina (ma anche Corea del Sud e Giappone segnano flessioni). Il Medio Oriente registra una flessione più contenuta (-1,5%), mentre Emirati Arabi Uniti e Israele sono in crescita, a fronte come già rilevato di un netto calo dell’Arabia Saudita.
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