Primo trimestre positivo (+8,2%) per il mercato italiano dei mezzi ‘trainati’
Unrae è tornata ad auspicare che sia data attuazione alla autorizzazione alla circolazione degli autoarticolati lunghi fino a 18,5 metri

Il mercato italiano di rimorchi e semirimorchi registra a marzo una performance positiva (+12,2%) con 1.290 unità immatricolate a fronte delle 1.150 dello stesso mese dell’anno precedente. Anche il consuntivo dell’intero primo trimestre 2026 conferma l’andamento favorevole per il settore, con 3.689 unità immatricolate rispetto alle 3.410 del medesimo periodo del 2025, segnando un incremento dell’8,2% riconducibile, in larga misura, alla progressiva evasione del portafoglio ordini che si è andato consolidando dell’anno precedente.
Segnali indubbiamente buoni, ma “occorre ricordare che il parco veicoli trainati italiano si colloca tra i più vetusti nel contesto europeo, con un’età media di 17,5 anni. Mantenendo gli attuali ritmi di rinnovo, sarebbero necessari quasi 35 anni per completarne la sostituzione” ha evidenziato Michele Mastagni, Coordinatore del Gruppo Rimorchi, Semirimorchi e Allestimenti di Unrae, rilevando la “necessità di interventi strutturali e tempestivi” a sostegno del settore.
“Lo stanziamento pluriennale previsto dal Governo per incentivare l’adozione di veicoli di ultima generazione rappresenta un segnale apprezzabile e atteso per sostenere il comparto” ha proseguito Mastagni, auspicando però l’adozione in tempi rapidi del relativo decreto.
Unrae è tornata inoltre sul tema degli autoarticolati allungati, augurandosi anche l’aggiornamento del Regolamento esecutivo del Codice della Strada, che darebbe attuazione alla modifica normativa già introdotta dal D.L. n. 121/2021, estendendo la lunghezza massima consentita per gli autoarticolati a 18,75 metri.
“Autorizzare la circolazione di autoarticolati fino a 18,75 metri non costituisce una misura straordinaria, bensì un necessario allineamento alle misure già previste dal Codice della Strada, in linea con gli standard già adottati con successo in numerosi Paesi europei”. I benefici attesi, ha ricordato Mastagni, andrebbero dalla effettiva riduzione delle emissioni di CO2 alla diminuzione della congestione autostradale, nonché al contenimento delle criticità derivanti della carenza di conducenti nell’autotrasporto.
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