Export italiano di mobili sotto pressione (-13,1%) a gennaio
Oltre agli Usa (-28,5%) calano anche le vendite in mercati come Francia (-6,1%), Germania (-18,4%), Spagna (-15,3%), Paesi Bassi (-3,4%), Regno Unito (-6,7%) e Cina (-46,6%)

Destano preoccupazione i dati sull’export italiano del mobile relativi al gennaio 2026 e diffusi da Federlegno a pochi giorni dall’apertura del Salone del Mobile di Milano.
Oltre al drammatico calo registrato in direzione degli Usa (-28,5%) e già segnalato dalla federazione, anche nell’insieme le vendite estere, pari a circa 700 milioni di euro, hanno registrato una pesante flessione, pari al -13,1%. Un rallentamento che però secondo Federlegno “è assolutamente prematuro interpretare”, poiché potrebbe essere fisiologico rispetto al gennaio 2025 “caratterizzato dalla fase di accaparramento pre dazi” oppure una “prevedibile e comprensibile battuta d’arresto” che potrebbe proseguire o interrompersi anche in nbase alla evoluzione del conflitto in Medio Oriente.
Nel dettaglio, il calo è pesante sia nei mercati europei (-9%) sia, in modo anche più marcato, in quelli extra Ue (-17,4%). Oltre alla contrazione verso gli Stati Uniti del -28,5%, segnano pesanti perdite anche Francia (-6,1%), Germania (-18,4%), Spagna (-15,3%), Paesi Bassi (-3,4%), Regno Unito (-6,7%) e Cina (-46,6%). Nel complesso i paesi Opec registrano un -2,5% mentre ad archiviare crescite sono i mercati di Austria (+12,2%) e Repubblica Ceca (+11,4%), i cui volumi “sono però ancora troppo piccoli per risultare determinanti nello scenario complessivo”.
“Nel 2025 abbiamo visto come la filiera legno-arredo abbia registrato un fatturato in lieve crescita (+1,4%), sostenuto dal mercato interno pari a 33 miliardi di euro (+2%) e un export che si è mantenuto pressoché stabile (+0,4%)” ha ricordato il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, ricordando quanto sia complessa e imprevedibile anche la nuova situazione che le imprese si stanno trovando ad affrontare.
“La capacità di reazione della nostra industria è stata messa a dura prova in questi ultimi anni, ma le risposte non si sono fatte attendere. Adesso si rende ancor più necessario rafforzare la presenza internazionale delle imprese, accompagnandole con maggiore decisione nei processi di diversificazione verso nuovi mercati ad alto potenziale, riducendo al tempo stesso l’esposizione alle aree più instabili, difendendo il posizionamento del prodotto italiano su qualità e valore aggiunto, evitando dinamiche di competizione esclusivamente basate sul prezzo”.
Tra gli elementi da monitorare per salvaguardare l’export italiano di settore, Federlegno segnala
le dinamiche commerciali globali indotte dai dazi Usa e in particolare l’incremento delle importazioni dalla Cina nella Filiera legno-arredo Ue (+1,3%) a indicare una “sostituzione nelle quote di mercato e un rafforzamento della pressione competitiva sui produttori europei”.
Federlegno nella sua nota ha poi dedicato un approfondimento al mercato australiano, considerato “ad alto potenziale” e “da presidiare” anche alla luce del recente accordo commerciale di libero scambio siglato con l’Unione Europea.
Nonostante l’export italiano verso l’Australia rimanga contenuto (circa 180 milioni di euro), la federazione intravede verso il paese ampi margini di crescita dato l’elevato livello di ricchezza media, indicativo di una middle class ampia e con significativa capacità di spesa. In particolare il paese gode di un benessere diffuso e di una distribuzione della ricchezza meno polarizzata rispetto ad altre economie avanzate. Inoltre l’Oceania nel suo insieme è una regione per la quale si prevede una crescita sostenuta della ricchezza media per adulto nel prossimo quinquennio, seppure con ritmi inferiori rispetto a Stati Uniti e Cina.
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