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Logistica

Per Amazon costi della distribuzione ancora superiori al pre-pandemia

Nella conference call di presentazione dei risultati relativi al terzo trimestre 2023 l’azienda ha fatto il punto sulla riorganizzazione della distribuzione negli Usa e sul nuovo servizio Supply Chain by Amazon

di FRANCESCA MARCHESI
7 Dicembre 2023
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Amazon Genova inaugurazione (8)

Anche se i picchi raggiunti nel 2020 e nel 2021 sono lontani, per Amazon i costi di trasporto e distribuzione continuano a essere superiori a quelli del pre-pandemia, nonostante l’azienda abbia messo in campo anche negli ultimi mesi diverse iniziative per efficientare ancora la sua logistica.

A dirlo sono i numeri diffusi dallo stesso gruppo di Seattle nella sua ultima relazione, relativa all’andamento del terzo trimestre 2023.

Riprendendo una analisi condotta su SUPPLY CHAIN ITALY negli anni della crisi sanitaria, abbiamo provato a mettere nuovamente a confronto i dati forniti dall’azienda relativamente alle spese sostenute per la distribuzione dei suoi prodotti (worldwide shipping costs) innanzitutto con le spese operative complessive (operating costs) e poi con i ricavi complessivi da vendite (total net sales), e a seguire l’andamento di questi rapporti dalla fine del 2019 a oggi.

A saltare agli occhi innanzitutto è il fatto che, per entrambi questi due parametri, l’’età dell’oro’ è coincisa con il primo trimestre del 2020. Appena prima dell’esplodere della pandemia da Covid-19 in tutto il mondo, Amazon era infatti riuscita a contenere, rispetto agli ultimi tre mesi del 2019, l’incidenza dei costi per la distribuzione sul totale delle spese operative e dei ricavi (portando la prima al 15,3% e la seconda al 14,49%). Da allora, per il gruppo fondato da Jeff Bezos, le cose sono andate però peggiorando, fino al picco toccato nel quarto trimestre 2020 (in cui i due parametri sono risaliti fino, rispettivamente, al 18,09% e al 17,10%). Dopo una fase di calo, nuove fiammate si sono viste in corrispondenza degli ultimi tre mesi del 2021 e nell’ultimo trimestre del 2022 – quindi in concomitanza con le peak season invernali -, seppur su massimi via via più bassi rispetto al picco storico del 2020.
Guardando in particolare al rapporto tra spese di shipping e costi operativi complessivi, si può inoltre notare come in epoca post-pandemica questo parametro abbia toccato il livello più basso proprio un anno fa, ovvero in corrispondenza del terzo trimestre 2022 (16,01%). Un livello che però, mostrano gli ultimi dati diffusi da Amazon, è stato ora superato, dato che nel Q3 2023 il suo valore è stato del 16,53%. Si tratta, è vero, di variazioni di pochi decimi, che però per un gruppo delle dimensioni di Amazon corrispondono a cifre importanti, considerando ad esempio che i suoi ‘worldwide shipping costs’ solo nell’ultimo trimestre sono stati pari a circa 21,8 milioni di dollari. Anche per questo, sarà interessante vedere quali valori assumeranno questi stessi parametri nel quarto trimestre 2023, e in particolare se la peak season dell’inverno 2023 porterà con sé costi maggiori e di quanto.

Come già osservato in passato, quella proposta è inevitabilmente una analisi piuttosto generica, considerato che Amazon non fornisce dati ulteriormente disaggregati (rispetto alle singole voci di costo, all’andamento nei diversi paesi in cui è presente e così via), né offre ragionamenti più puntuali nelle sue relazioni trimestrali.
Qualche spunto per circostanziarla tuttavia è stato offerto dai top manager dell’azienda nel corso della conference call che ha seguito la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre 2023, chiuso peraltro in modo brillante, con ricavi a 143,1 miliardi di dollari (+13%) e utili netti per circa 9,9 miliardi.
“Abbiamo beneficiato di tariffe più convenienti per il trasporto di linea via mare e ferroviario” che però “sono state parzialmente compensate dall’aumento dei prezzi del carburante” ha spiegato innanzitutto il responsabile finanziario Brian Olsavsky.

Riguardo il principale intervento nella distribuzione avviato negli ultimi mesi, ovvero la riorganizzazione in senso ‘regionalistico’ del suo network negli Usa (ora modellato su 8 centri logistici anziché uno solo), i vertici di Amazon hanno spiegato che il percorso è “filato più liscio” e ha “avuto un maggiore impatto” delle sue, pur ottimistiche, previsioni, e che questa iniziativa sta contribuendo alla riduzione delle spese. In particolare, ha aggiunto, “i cluster regionali, con livelli di scorte locali più elevati e connessioni ottimizzate tra centri logistici e stazioni di consegna, significano distanze più brevi e meno interventi per recapitare gli articoli ai clienti”. L’azienda, hanno aggiunto, perfezionerà ulteriormente l’algoritmo per consentire un numero ancora maggiore di evasioni all’interno della regione e aumentare ulteriormente l’attività di consolidamento, per arrivare a un minor numero di spedizioni. Continuerà inoltre a servirsi di modelli di Ai per “prevedere l’inventario di cui abbiamo bisogno nelle nostre varie sedi e per ricavare percorsi di trasporto ottimali dell’ultimo miglio da utilizzare per gli autisti”.

Nella presentazione, i top manager di Amazon hanno infine affermato di avere ottenuto una “risposta molto positiva” rispetto a Supply Chain by Amazon, un insieme di servizi automatizzati, lanciato lo scorso settembre, con il quale l’azienda propone ai venditori suoi clienti non solo di distribuire i loro prodotti ma anche di recuperarli direttamente dagli impianti produttivi dei loro fornitori, gestendo trasporti globali, sdoganamento, stoccaggio fino appunto alla consegna al cliente finale.

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