L’export pharma made in Italy vale in media il 30% in più rispetto a quello degli altri paesi Ue
Lo ha evidenziato Farmindustria nell’ultima assemblea, rilevando inoltre una crescita del 248% delle vendite di settore negli ultimi 10 anni (a fronte di una media Ue del 1448%)

Con 69,2 miliardi di export nel 2025, l’industria farmaceutica italiana si è rivelata il secondo settore manifatturiero del paese per entità delle sue vendite estere, dopo la meccanica, grazie alla crescita vorticosa vissuta negli ultimi 10 anni, in cui ha registrato un aumento del 248% (contro una media Ue del +148%).
Sul tema si è soffermato a lungo Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nel corso della dell’Assemblea 2026 dell’associazione, dal titolo: “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione, che si è svolta nei giorni scorsi a Roma.
Al di là dei molti traguardi clinici raggiunti, delle sfide da affrontare e delle richieste presentate alle istituzioni, Farmindustria ha dedicato infatti buona parte della relazione a sottolineare il peso del comparto in termini economici e quindi il suo ruolo strategico per il paese.
“Le imprese farmaceutiche hanno già contribuito per il 33% all’obiettivo di 700 miliardi di esportazioni fissato dal Governo per il 2027. Siamo in un contesto geopolitico internazionale con molte opportunità, ma anche tanti rischi e occorre un’alleanza tra tutti gli attori del sistema per mantenere gli investimenti, gestire l’aumento dei costi e i rischi sanitari” ha sottolineato Cattani. Nel dettaglio, l’industria farmaceutica – spiega Farmindustria – ha già contribuito con 24,7 miliardi di crescita export, quindi circa un terzo del risultato atteso. Dato forse ancora più interessante quello relativo al valore medio dell’export farmaceutico italiano, “superiore di oltre il 30% di quello degli altri stati Ue”, a evidenziare secondo l’associazione “l’aumento del contenuto innovativo e di qualità della produzione”.
Con 74 miliardi di produzione, il settore – evidenzia ancora – rappresenta oggi circa il 2% del Pil nazionale e occupa direttamente 72.200 persone (oltre 300.000 considerando l’intera filiera e l’indotto). Le esportazioni – come visto, pari a 69,2 miliardi – lo collocano al sesto posto al mondo, con un peso del 7,7% (era il 4% nel 2015) ma considerando i farmaci confezionati l’Italia è seconda, con un peso del 10% (dopo la Germania con il 13%).
La relazione si è poi soffermata sull’export farmaceutico dell’Italia verso gli Usa, nel 2025 pari a 15,8 miliardi di euro (il 23% di quello di settore), in crescita del 54% sul 2024. Nel primo trimestre del 2026, l’export verso gli Usa è pari a 5,3 miliardi di euro, il 29% del totale Italia e in crescita del 28% rispetto al Q1 2025.
Un altro aspetto trattato, infine, è stato quello dell’importanza del settore sul territorio, con la presentazione di diversi dati. La Lombardia, prima regione farmaceutica in Italia per addetti, con oltre 27.000 occupati diretti, 32.000 dell’indotto, ha generato da sola 11,9 miliardi di export. Segue per numero di occupati il Lazio (12.800 diretti e 15.200 nell’indotto), che però conta un export pari a 18 miliardi di euro (54% del totale manifatturiero regionale). Prima regione per export (22,2 miliardi) è però la Toscana, con oltre 7.000 addetti diretti e 8.400 nell’indotto. Altri territori importanti per il settore sono il Veneto (export di oltre 1 miliardo, 6 mila occupati diretti più 7.200 nell’indotto) ed Emilia-Romagna (4.900 addetti diretti, 5.800 nell’indotto, export per 2,1 miliardi), nonché le Marche (2.200 addetti diretti, circa 2.600 nell’indotto, 1,5 miliardi di export). Significativa anche la presenza nel Mezzogiorno, dove Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, che insieme contano 6.400 addetti diretti e 7.600 indiretti, hanno generato nel 2025 11 miliardi di export.
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